sabato 20 febbraio 2016

Social Network per Umberto Eco




Umberto Eco 
 Internet, Social Media e Giornalismo

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Umberto Eco: “Sui social legioni di imbecilli. Ecco perché saranno una fregatura”
Ricevendo la laurea honoris causa in Comunicazione all’Università di Torino, Umberto Eco, scomparso il 20 febbraio 2016 all’età di 84 anni, criticava ferocemente il Web e in particolare i social network (“diritto di parola a legioni di imbecilli”). Poi, sempre rispondendo alle domande di alcuni giornalisti, Umberto Eco difendeva la carta stampata citando Hegel: “La lettura del giornale è la preghiera quotidiana dell’uomo moderno. Si tornerà all’informazione cartacea”



Umberto Eco ed il web: viaggio tra legioni di imbecilli?

Umberto Eco ha fatto una dichiarazione che ha infiammato il popolo del web, e ne stanno tutt´ora parlando. A proposito di internet e l´uso che si fa del web,  in particolare sui social network ha testualmente dichiarato: "Hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società", ha affermato il semiologo poco dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” perché «ha arricchito la cultura italiana e internazionale nei campi della filosofia, dell’analisi della società contemporanea e della letteratura, ha rinnovato profondamente lo studio della comunicazione e della semiotica». È lo stesso ateneo in cui nel 1954 si era laureato in Filosofia: «la seconda volta nella stessa università, pare sia legittimo, anche se avrei preferito una laurea in fisica nucleare o in matematica», scherza Eco. 

Le frasi di Eco in proposito del web erano riferite alla sempre maggiore circolazione di bufale in rete, ed inevitabilmente hanno avuto ampio risalto, soprattutto sugli stessi social network dei quali parla il professore. Gli utenti hanno infatti iniziato a chiedersi: ha ragione o no?

La risposta non è certamente semplice, e questo perché Eco ha sia ragione che torto nello stesso momento. Bufale e teorie del complotto sono sempre esistite, internet gli ha dato soltanto un mezzo per diffondersi più velocemente e capillarmente. E la storia ci insegna che anche gli imbecilli sono sempre esistiti: i social network gli hanno semplicemente garantito un palcoscenico sul quale scrivere assurdità che prima, sui media, al massimo trovavano spazio nella posta dei lettori.

Il punto focale del discorso è un altro, ed è stato messo in luce dallo stesso Eco, anche se il risalto è stato dato quasi esclusivamente alle frasi riguardanti i social network: l´eventuale volontà di "togliere voce" agli imbecilli (che comunque hanno anche loro diritto di parola) non può che scontrarsi con la difficoltà, quando non l´impossibilità, di distinguere quali fonti siano affidabili e quali no. Perché se da una parte esistono conclamati siti dediti all´invenzione di sana pianta delle loro "notizie", anche i grandi nomi dell´informazione non sono certo esenti da topiche clamorose.

Molto, troppo spesso la necessità di dare una notizia prima degli altri (o, e questo è molto più triste, il bisogno di pubblicare un tot di articoli al giorno) porta ad uno scarso controllo delle fonti anche per chi del fornire informazioni ha fatto una professione. E confrontare le varie campane nel tentativo di capire dove stia la verità, come suggerisce Eco, non è semplice, sia per limiti di tempo che per il fatto che molto spesso anche gli organi di informazione tendono a rincorrersi, a volte "copiando" il compito del vicino di banco.

Ci sarebbe in questo caso bisogno di una "educazione ad internet", che potrebbe e dovrebbe partire dalle scuole dove, come spiega Eco, si dovrebbe "insegnare a filtrare le informazioni di internet, cosa che neppure i professori di solito sanno fare, perché anche loro sono dei neofiti rispetto allo strumento". 

«La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità», osserva Eco che invita i giornali «a filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno». «I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno». 




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domenica 14 febbraio 2016

Le onde gravitazionali spiegate in Video



onde gravitazionali spiegate in modo semplice

C’era una volta, circa 1 miliardo e 300 milioni di anni fa, la Terra.  Si trovava in quello che gli scienziati oggi chiamano periodo mesoproterozoico. Silenziosamente la vita si evolveva e questo è il momento dei cianobatteri e delle prime riproduzioni sessuali 
fra organismi unicellulari prima, pluricellulari poi. 

Nessuno, su questa Terra così giovane, può accorgersi di ciò che sta accadendo nel cosmo profondo. 
Due buchi neri, dopo una lunga danza uno attorno all’altro, stanno esaurendo la loro energia, non 
possono più stare lontani  e si avvicinano uno all’altro sempre di più, sempre di più fino, sempre più 
vicini fino  a quando, separati da poche centinaia di chilometri, iniziano a girare ad una velocità 
prossima a quella della luce (300.000 km/s circa). E’ questo il momento: le loro masse veloci disturbano lo spaziotempo proprio come l’acqua che bolle mette in agitazione
 la superficie di una pentola d’acqua. 


In una frazione di secondo, i buchi neri fondenti emettono tantissima energia, un’energia centinaia di 
volte più intensa di quella emessa da tutte le stelle dell’universo. Eccolo, nessuno lo vede ma si è 
formato un nuovo buco nero, 62 volte più pesante del nostro Sole. E lo spazio-tempo che lo accoglie, è tornato tranquillo. Ma c’è ancora traccia di quel fenomenale evento: ieri 11  febbraio 2016 la 
collaborazione LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory, nome dell’esperimento) ha confermato che quella catturata il 12 settembre 2015 è proprio un’onda gravitazionale, dovuta alla 
nascita di buchi neri avvenuta 1,3 miliardi di anni fa.

Chi le ha “scoperte”? Albert Einstein nel 1916 aveva previsto l’esistenza delle onde gravitazionali 
nell’ambito della sua Teoria Generale della Relatività. Gli oggetti che hanno una massa deformano lo spaziotempo, proprio come un ippopotamo seduto su un letto deforma un materasso. Avrei potuto dire anche un gatto, ma la deformazione sarebbe stata poco visibile...
Ok, ma allora che cos’è lo spaziotempo? Lo spaziotempo è un’entità fisico-matematica, invisibile ai 
nostri occhi ma è l’”ambiente” in cui siamo immersi. Guardate l’angolo della stanza in cui siete: le tre linee perpendicolari fra loro esprimono le 3 dimensioni spaziali. Poi esiste la quarta dimensione. Vederla non è possibile, neanche toccarla o assaggiarla: però si può misurare ed è il tempo. Prima del Big Bang non esisteva nulla, non solo le stelle e tutto il resto ma neanche lo spaziotempo. E oggi che l’Universo si sta espandendo, lo spazio-tempo si estende con lui.

Ora torniamo all’ippopotamo sul letto.  Prendiamo una pallina e facciamola rotolare come si fa a 
bowling, partendo da un angolo dal letto. Cosa succede alla pallina? Rotola verso l’ippopotamo perché intorno a lui il materasso si piega. Allora immaginiamo che al posto dell’ippopotamo ci sia il Sole. E che il materasso diventi invisibile ai nostri occhi. E lanciamo ancora la pallina. Che cosa vedremmo? La  pallina che “cade” verso il Sole. Ecco, la gravità è questo: è una curvatura dello spaziotempo e non una forza! Per capire meglio, se lo spaziotempo fosse bidimensionale, potremmo immaginarlo come un tessuto elastico su cui appoggiano le cose: il Sole, la Luna, le stelle, tutto! La massa degli oggetti “deforma” il tessuto dello spazio tempo, proprio come l’ippopotamo deforma il materasso. E un buco nero, che è pesantissimo,  si ipotizza che possa lacerare il tessuto dello spaziotempo, formando dei "tunnel" spaziotemporali attraverso i quali "viaggiare" da un punto all'altro dell'Universo.



E le onde gravitazionali allora cosa sono? Sono le vibrazioni del “tessuto” spaziotemporale dovute al 
fatto che i corpi sono in moto accelerato (cioè la loro velocità aumenta o diminuisce) e questo moto non è perfettamente sferico. Quindi quando corpi con grande massa come stelle o buchi neri si muovono, provocano onde gravitazionali che sottraggono loro energia.
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Ma allora anche la Terra che gira intorno al Sole provoca onde gravitazionali? Sì e per questo motivo 
perde un po’ della sua energia e quindi tende a ad avvicinarsi sempre di più al Sole (ogni giorno si 
avvicina di 0,0000000000000001 metri) ma stiamo tranquilli: non cadremo sul Sole perché ci vorrebbe un tempo pari a 10.000.000.000.000 volte la vita dell’Universo (che ha circa 15 miliardi di anni) e prima che questa “perdita” possa far cadere la Terra sul sole come una mela matura, il nostro pianeta sarà prima inghiottita dal Sole,  che si gonfierà come un soufflè e si trasformerà poi in una nana bianca (non c’è scampo terrestri!).

Gli scienziati che hanno studiato e catturato le onde gravitazionali sono stati in grado di dedurre dalle 
stesse la massa dei buchi neri che le hanno prodotte, la velocità orbitale e il preciso momento in cui le superficie si sono toccate. La Teoria della Relatività Generale ha vinto un’altra volta: le coppie di buchi neri esistono e quando i due partner si fondono, il nuovo buco nero tende a una forma  sferica.

L’ esistenza delle onde gravitazionali è fondamentale perché mette un limite alla velocità con cui i corpi interagiscono (o si scambiano informazioni) fra loro. Per esempio il Sole emette raggi luminosi ma questa luce visibile impiega un po’ per arrivare fino a noi (8 minuti), quindi non è istantanea. In altre parole, se il Sole per assurdo si spegnesse come fa  una lampadina al click di un interruttore, 
vedremmo ancora per 8 minuti la sua immagine. Una curiosità: le onde gravitazionali non esistono nella teoria della gravitazione di Newton, dove le interazioni fra corpi sono a velocità infinita.

L’intuizione di Einstein
Giornali e social network traboccano di articoli sulla rilevazione delle onde gravitazionali, fatto davvero decisivo per la fisica, per la scienza in generale, e pure per l’immagine dell’universo in cui ci troviamo a vivere. Non si insisterà mai abbastanza sul valore fondante e cognitivo della scienza, a dispetto delle tendenze anti-scientifiche che oggi prevalgono in molti ambienti filosofici.
Dunque è vero, come recita la teoria della relatività generale formulata da Albert Einstein nell’ormai 
lontano 1915, che la gravità altro non è che una manifestazione della curvatura dello spaziotempo. Il 
quale, a sua volta, è una sorta di lenzuolo a quattro dimensioni dove il tempo, per l’appunto, è la quarta.Non solo. I celebri buchi neri, spesso al centro di libri e film di fantascienza, stanno diventando sempre più “reali” visto che, ormai, si riesce a osservarne il comportamento in un passato lontanissimo. Miracoli – si potrebbe dire – dell’ingegno e dell’immaginazione umani, che riescono a trascendere i meri dati empirici proiettandoci in dimensioni prima sconosciute dell’universo.

Hanno quindi ragione Einstein e altri scienziati – per esempio l’italiano Carlo Rovelli – che ci invitano a riflettere su una frase pregna di significato: “La realtà non è come ci appare”. L’avevano già capito tanti filosofi a partire dall’antichità per arrivare ai giorni nostri, insistendo sulla dicotomia “apparenza-realtà”.
Si può notare che, in quel caso, si tratta di mere argomentazioni astratte, basate sulla speculazione 
pura e senza il sostegno di riscontri empirici. Democrito era giunto a ipotizzare l’esistenza degli atomi senza che il mondo circostante gli fornisse il benché minimo riscontro, e solo a distanza di tanti secoli si appurò che il suo ragionamento non era affatto campato in aria.
Sarebbe tuttavia errato pensare che la scienza percorra un cammino del tutto diverso, come hanno 
sostenuto – e tuttora sostengono – positivisti e neopositivisti. A loro avviso il progresso scientifico è 
dovuto a una costante accumulazione di dati in cui il metodo induttivo gioca un ruolo chiave.
La storia della scienza degli ultimi secoli dimostra proprio il contrario, giacché le scoperte e i risultati più sensazionali sono stati ottenuti grazie alla deduzione non basata su dati disponibili e, soprattutto, in virtù di creatività, intuizione e fantasia.
E qui è necessario rammentare anche un classico come “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” di 
Thomas Kuhn. Lo storico e filosofo della scienza americano tracciò una distinzione tra scienza 
“normale” e “straordinaria”. Scoperte decisive avvengono quando la comunità scientifica comincia ad abbandonare un vecchio “paradigma” per adottarne uno nuovo e, a quel punto, cambia la nostra 
visione del mondo. E a volte cambia in maniera così radicale da indurci a ritenere che la visione nuova sia addirittura “incommensurabile” rispetto alla precedente.
Relatività e meccanica quantistica rappresentano i due casi più emblematici di paradigmi nuovi nella 
nostra epoca. E, ovviamente, la storia non è affatto finita, poiché è ipotizzabile che altri paradigmi si 
faranno strada nel prossimo futuro.
Ciò che davvero conta, tuttavia, è capire che Einstein usò intuizione, creatività e fantasia, doti di cui 
solo gli scienziati di genio – o “straordinari”, come direbbe Kuhn – sono dotati. La pratica scientifica è rigorosamente selettiva e per niente egualitaria. Il fisico geniale è colui che riesce a trascendere i dati quotidiani intuendo, come prima si diceva, che la realtà non è come ci appare.
Proprio per questo Einstein non credeva affatto a un metodo scientifico standard, valido per tutti, e 
basato sul processo automatico input-output. Fosse davvero così, ognuno potrebbe diventare un 
grande scienziato.
E invece è il contrario. Per esserlo occorre avere doti non comuni e proiettarsi con l’intuizione al di là dell’apparenza. E non tutti ne sono capaci: anzi pochissimi. A riprova del fatto che, nella scienza come altrove, la genialità individuale non è mai riducibile a criteri massificanti.

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lunedì 1 febbraio 2016

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Nudità ed Arte



La nudità pur se è  sempre stata rappresentata nell’arte di tutti i secoli ha creato disagi e turbamenti 
tanto da essere stata spesso censurata  da chi l’ha ritenuta offensiva e pornografica.
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Questo straordinario cortometraggio d’animazione in 3D dal titolo “None Of That” realizzato dalle menti geniali di  Isabela Littger, Anna Hinds Paddock e Kriti Kaur mostra un insolito incontro tra la guardia di sicurezza di un Museo d’Arte e una stravagante quanto determinata suora attiva nel coprire tutte le parti intime delle sculture e dei quadri presenti nel museo. Anche il povero David viene preso di mira e il povero sorvegliante per evitare che anche le nudità del capolavoro di Michelangelo vengano coperte si esibisce in uno spettacolo che però non fermerà la piccola e caparbia suora che anzi  metterà nei guai l’uomo. Il video è divertente e geniale!

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MDD : Movimento per i Diritti dei Disoccupati



MDD : AIUTATECI a Diffondere Questo Gruppo , grazie 
Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati, 
si prefigge di portare avanti le istanze dei senza lavoro, nei confronti delle Istituzioni.
 MDD non è un gruppo virtuale, ci riuniamo periodicamente presso
 la Camera del lavoro di Milano.
Sarebbe importante che si formassero altri gruppi in tutte le province lombarde per costituire una 

Federazione Regionale del Movimento, aumentando così la forza contrattuale 
dei disoccupati in Lombardia e volendo anche in altre Regioni ed in
TUTTA ITALIA



Iscrivetevi al Gruppo e Commentate sul BLOG 





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