domenica 24 aprile 2011

Ascanio Celestini rimette il 25 aprile al suo posto


Mi chiamo Ascanio Celestini,
figlio di Gaetano Celestini e Comin Piera.
Mio padre rimette a posto i mobili, mobili vecchi o antichi
è nato al Quadraro e da ragazzino l’hanno portato a lavorare sotto padrone
in bottega a San Lorenzo.
Mia madre è di Tor Pignattara, da giovane faceva la parrucchiera
da uno che aveva tagliato i capelli al re d’Italia
e a quel tempo ballava il liscio.
Quando s’è sposata con mio padre ha smesso di ballare.
Quando sono nato io ha smesso di fare la parrucchiera.
Mio nonno paterno faceva il carrettiere a Trastevere.
Con l’incidente è rimasto grande invalido del lavoro,
è andato a lavorare al cinema Iris a Porta Pia.
La mattina faceva le pulizie, pomeriggio e sera faceva la maschera,
la notte faceva il guardiano.
Sua moglie si chiamava Agnese, è nata a Bedero.
Io mi ricordo che si costruiva le scarpe coi guanti vecchi.
Mio nonno materno si chiamava Giovanni e faceva il boscaiolo con Primo Carnera.
Mia nonna materna è nata ad Anguillara Sabazia e si chiamava Marianna.
La sorella, Fenisia, levava le fatture
e lei raccontava storie di streghe.


Ascanio Celestini rimette il 25 aprile al suo posto

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venerdì 15 aprile 2011

ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI TOTO



Oggi è l’anniversario della morte di Totò.
 Questo è il ricordo, 
 commovente che Eduardo De Filippo
 fece dalle pagine del Paese Sera.
 
«Erano più colorate le strade di Napoli, più ricche di bancarelle improvvisate di chioschi di acquaioli, più affollate di gente aperta al sorriso allora, quando alle dieci di mattina le attraversavo a passo lesto avevo quattordici anni per trovarmi puntuale al teatro Orfeo, un piccolo, tetro, e lurido locale periferico, dove, in un bugigattolo di camerino dalle pareti gonfie di umidità, per fare quattro chiacchiere tra uno spettacolo e l’altro, mi aspettava un mio compagno sedicenne che lavorava là….
Oggi è morto Totò. E io, quattordicenne di nuovo, a passo lento risalgo la via Chiaia, e giù per il Rettifilo, attraverso piazza Ferrovia. Entro per la porta del palcoscenico di quello sporco locale che a me pare bello e sontuoso, raggiungo il camerino, mi siedo e mentre aspetto ascolto a distanza la sua voce, le note della misera orchestrina che lo accompagna e l’uragano di applausi che parte da quella platea esigente e implacabile a ogni gesto, ogni salto, ogni contorsione, ogni ammiccamento del “guitto”. Do un’occhiata attorno; il fracchettino verde, striminzito, è lì appeso a un chiodo: accanto c’è quello nero. Quello rosso glielo vedrò indosso tra poco, quando avrà terminato il suo numero. I ridicoli cappellini… A bacchetta, a tondino… e nero, marrone, e grigio… sono tutti allineati sulla parete di fronte. ..Manca il tubino: lo vedrò tra poco. Il bastoncino di bambù non c’è: lo avrà portato in scena. E lì, sulla tavoletta del trucco? Cosa c’è in quel pacchetto fatto con la carta di giornale? È la merenda, pane e frittata. E la miserabile musica continua, e la sua voce diventa via via ansiosa di trasportare altrove quella orchestrina, di moltiplicarla. Dal bugigattolo dove mi trovo non mi è dato vederlo lavorare, ma di sentirlo e immaginarlo com’è, come io lo vedo come vorrei che lo vedessero gli altri. Non come una curiosità da teatro, ma come una luce che miracolosamente assume le fattezze di una creatura irreale che ha facoltà di rompere, spezzettare e far cadere a terra i suoi gesti e raccoglierli poi per ricomporli di nuovo, e assomigliare a tutti noi, e che va e viene, viene e va, e poi torna sulla Luna da dove è disceso.
Ora sono travolgenti gli applausi e le grida di entusiasmo di quel pubblico: il numero è finito. Un rumore di passi lenti e stanchi si avvicina, la porticina del bugigattolo viene spinta dall’esterno. Egli deve aprire e chiudere più volte le palpebre e sbatterle per liberarle dalle gocce di sudore che gli scorrono giù dalla fronte per potermi vedere e riconoscere, e finalmente dirmi: ” Edua’, stai cca’! ” E un abbraccio fraterno che nel tenerci per un attimo avvinti ci dava la certezza di sentire reciprocamente un contatto di razza. E le quattro chiacchiere, quelle riguardavano noi due, le abbiamo fatte ancora per anni, fino a pochi giorni fa
».
Eduardo De Filippo – dal Paese Sera del 1967

 ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI 

TOTO'

"Sono un minorenne anziano"

Totò e Peppino - Chi si ferma è perduto (FILM COMPLETO)

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-Per la regia di Sergio Corbucci, una divertente commedia con protagonisti Totò (Guardalavecchia) e Peppino De Filippo (Colabona), due buffi e pasticcioni impiegati della ditta Pasquetti, fra equivoci e disavventure tutte da ridere.

15 febbraio 1898 ore 7.30: Antonio Clemente nasce al rione Sanità al n.109 (alcune fonti rivelano al n.107) di via Santa Maria Antesaecula in Napoli, da Anna Clemente nubile e, secondo la leggenda da Totò stesso alimentata, Giuseppe De Curtis, figlio dello spiantatissimo marchese De Curtis, che si era sempre opposto al matrimonio tra il nobile figliolo e la bella popolana.

Esuberante, Totò cresce nei vicoli di Napoli, che preferisce di gran lunga alla scuola. Finite le elementari, viene mandato in un collegio ma non arriva neppure alla licenza ginnasiale. È qui che un insegnante, boxando scherzosamente con lui gli rovina il setto nasale, deviandoglielo.

Si mette a fare vari lavoretti e si avvicina al teatro, anche se come semplice spettatore. Lo affascinano e colpiscono alcuni personaggi comici, che imita benissimo. E nel 1913/14 debutta in uno dei tanti teatrini napoletani con uno pseudonimo, Clerment.

I DUE MARESCIALLI - TOTO' & VITTORIO DE SICA

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I due marescialli è un film del 1961 diretto da Sergio Corbucci e interpretato da Totò e Vittorio De Sica. In un ruolo secondario si evidenzia anche un brillante Gianni Agus.

http://cipiri12.blogspot.it/2010/08/livella-toto.html



Il Tgr Campania delle 14:00 ha mandato in onda le immagini di 40 anni fa, quelle del servizio(video) dei funerali de “Il principe”.
Il sipario calò sulla sua vita il 15 aprile 1967, verso le tre e mezzo del mattino nella sua casa di Roma. Nel giro di sette ore un susseguirsi di attacchi cardiaci lo avevano stroncato.
Alla mattina del 17 aprile venne trasportato nella chiesa di Sant’Eugenio in viale Belle Arti. Sulla bara, la bombetta con cui aveva esordito e un garofano rosso. La cerimonia si limitò a una semplice benedizione, a causa delle difficoltà create dalle autorità religiose perché con la Faldini non era sposato.

Nel 1933 il marchese Francesco Maria Gagliardi adotta Antonio trasmettendogli i suoi titoli gentilizi. Solo a partire dal 1946 il tribunale di Napoli gli riconosce il diritto a fregiarsi dei nomi e dei titoli di: Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo.

All'educazione di Antonio provvede dunque la madre che, fra l'altro, è l'originaria "inventrice" del nome Totò. E' lei infatti che per chiamarlo più in fretta, gli affibbia il celebre nomignolo. Quest'ultimo poi, rivelatosi particolarmente vivace e pieno di vita, all'età di quattordici anni lascia gli studi e diventa aiutante di mastro Alfonso, un pittore di appartamenti. L'amore per il teatro è un'altra causa importante del suo abbandono scolastico. Fra l'altro, nel collegio dove studia viene colpito con un ceffone da un precettore, probabilmente esasperato dalla sua irrequietezza, che gli devia il setto nasale. In seguito questo difetto determinerà l'atrofizzazione della parte sinistra del naso e quindi quella particolare asimmetria che caratterizza il volto del comico in maniera così inconfondibile.

Totò inizia dunque a recitare giovanissimo in piccoli e scalcinati teatri di periferia proponendo al pubblico imitazioni e macchiette accolte inizialmente con poco entusiasmo.
A soli sedici anni ha l'amara impressione che la sua passione non può avere sbocchi significativi, e si arruola come volontario nell'esercito, in cui ben presto si trova però a soffrire per le differenze gerarchiche che quella carriera comporta. Con un escamotage riesce a farsi ricoverare evitando di finire in prima linea allo scoppio della grande guerra. Da quanto racconta la leggenda sembra che sia stata proprio l'esperienza nell'esercito a ispirargli il motto "Siamo uomini o caporali?", diventato celebre come simbolo della differenza tra i piccoli individui pedantemente attaccati alle forme e chi usa l'elasticità mentale e la capacità di comprendere.

Alla fine della guerra Totò riprende la sua attività teatrale a Napoli, ancora con poco successo ma nel 1922 si trasferisce a Roma con la famiglia. Qui riesce a farsi assumere nella compagnia comica di Giuseppe Capece per poche lire. Quando chiede un aumento della paga Capece non apprezza la pretesa e lo licenzia. Decide allora di presentarsi al Teatro Jovinelli dove debutta recitando il repertorio di Gustavo De Marco. E' il successo. In breve tempo i manifesti riportano il suo nome a caratteri cubitali e fioccano le scritture nei teatri più famosi come, solo per citarne alcuni, il Teatro Umberto, il Triaton, il San Martino di Milano e il Maffei di Torino.

La vera consacrazione avviene a Napoli, in particolare grazie agli spettacoli della rivista "Messalina" (accanto a Titina de Filippo). Intanto era anche nata la figlia Liliana dall'unione con Diana Bandini Rogliani, che sposerà nel 1935 (divorzierà quattro anni dopo in Ungheria, ma vivranno comunque insieme fino al 1950). La forza di Totò sta principalmente nel forte carisma, cosa che lo differenzia notevolmente dagli altri attori. Nel suo spettacolo Totò non si limita a far ridere le persone ma trascina letteralmente il pubblico in un vortice di battute e situazioni, entusiasmandolo fino al delirio.

Il suo volto rappresenta davvero una maschera unica anche grazie alla capacità di utilizzare quell'asimmetria che caratterizza il suo mento per sottolineare momenti comici. Bisogna dire però che se il successo popolare è eccezionale ed indiscutibile, la stampa non gli risparmia critiche più o meno giustificate, sicuramente contrassegnate da un'eccessiva severità, dimostrando in questo di non capire il suo genio comico fino in fondo (viene tacciato di buffoneria e di ripetere troppo spesso le stesse battute).

Tuttavia per molti anni Totò è padrone del palcoscenico, recitando accanto ad attori famosissimi quali Anna Magnani e i fratelli De Filippo, in molte riviste di successo, continuando poi la sua carriera, com'è fisiologico, anche nel mondo del cinema. Già nel 1937 aveva debuttato nel cinema con "Fermo con le mani" e fino al 1967 interpreterà circa un centinaio di film.

Fra i riconoscimenti ottenuti nella settima arte si possono citare la Maschera d'argento (nel 1947), cui fa seguito nel 1951 il Nastro d'argento per l'interpretazione nel film "Guardie e ladri" di Steno e Monicelli. Totò ha scritto anche diverse canzoni, fra cui vi è annoverata la celeberrima "Malafemmena".

Nel 1952 si innamora di Franca Baldini cui resterà legato fino alla morte (dalla loro unione nasce un bambino che purtroppo muore poche ore dopo). Nel 1956 torna al teatro con la rivista di Nelli e Mangini "A prescindere". Gli impegni della tournee gli impediscono di curare una broncopolmonite virale che gli provoca una grave emorragia all'occhio destro, l'unico da cui vedesse dopo il distacco della retina avvenuto per l'altro occhio vent'anni prima.

Pubblica anche una raccolta di poesie "'A livella", che fa seguito alla biografia "Siamo uomini o caporali?" di alcuni anni prima.

Nel 1966 il sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici gli assegna il secondo "Nastro d'argento" per l'interpretazione del film "Uccellacci e uccellini", di Pier Paolo Pasolini, un grande intellettuale a cui si deve per certi versi lo "sdoganamento" di Totò. Per questo film Totò riceve anche una menzione speciale al Festival di Cannes. Ormai quasi cieco partecipa al film "Capriccio all'italiana" in due episodi: "Il mostro" e "Che cosa sono le nuvole" (sempre di Pier Paolo Pasolini).
Il 14 aprile interrompe la lavorazione e nella notte di sabato 15 aprile subisce un gravissimo infarto.


 IO NON SO SE L'ERBA CAMPA E IL CAVALLO CRESCE,


MA BISOGNA AVERE FIDUCIA. 

(TOTO')


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lunedì 11 aprile 2011

Herbie Hancock , tenterà il matrimonio tra jazz e musica rock, chiamato "fusion"



Herbie Hancock
12 aprile 1940


Nasce Herbie Hancock, tastierista che negli anni '70 e '80 tenterà il matrimonio tra jazz e musica rock, chiamato "fusion".


40 anni di carriera di Herbie Hancock in studio di registrazione è abbellita da una serie di sorprendenti punti di riferimento musicali. Pochi altri musicisti del 20 ° secolo hanno esposto la vasta gamma di interessi e la padronanza di generi diversi che questa leggenda jazz ha portato al suo corpo notevole di lavoro. Tuttavia, all'età di 58 anni, Hancock esprime ancora i tipi di irrefrenabile curiosità e la creatività inquieta che lo tengono a spingere i confini della musica moderna.

"A questo punto della mia carriera," Hancock dice, "io sono molto più interessato a progetti che hanno il potenziale di essere eventi, non solo i record. Voglio fare qualcosa su larga scala che ha il potenziale per raggiungere nella vita di persone in più modi che solo le orecchie. " Il matrimonio di quella visione ambiziosa artistica per la sua straordinaria versatilità musicale messo Hancock nella posizione ideale per accostarsi al suo nuovo disco Verve, Gershwin's World, un omaggio di vasta portata per la vita ei tempi del grande compositore che tanto ha fatto per diffondere il jazz e blues idiomi.

"Ho sempre amato la musica di Gershwin," Hancock dice. "Voglio dare il rispetto e omaggio a tutti di origini musicali di George Gershwin I generi particolari che Gershwin ha scelto -. Musica classica, jazz e pop. - Sono quelli che ho esplorato, troppo" prestazioni Caratterizzato da superstar vocale Stevie Wonder, Joni Mitchell, e Kathleen Battle, e il contributo strumentale della Orpheus Chamber Orchestra, il pianista Chick Corea, sassofonisti Wayne Shorter, James Carter e Kenny Garrett, il trombettista Eddie Henderson e il bassista Ira Coleman, Gershwin mondo trova Hancock applicando il suo genio unico piano non solo di classici di Gershwin, ma a pezzi dai contemporanei strettamente associato con Gershwin - Stride Piano maestro James P. Johnson, il blues divulgatore WC Handy, compositore classico Maurice Ravel, e il jazz gigante Duke Ellington.

sonde Hancock l'essenza della musa di Gershwin in entusiasmanti nuovi contesti, dall'apertura "Overture", con il suo tamburo africano estrapolazione di "Fascinating Rhythm", attraverso la finale, il trattamento di solo cuore "Embraceable You". Ma lui non si ferma con Gershwin. Il duetto pianoforte con Corea su Johnson's "Blueberry Rhyme", il potente Hancock e Stevie Wonder interpretazione di Handy "St. Louis Blues", il sontuoso, orchestra-improvvisazione accompagnata sul Concerto di Ravel per pianoforte in sol, e la versione entusiasmante di Ellington "Cotton Tail", con assolo Shorter al sax tenore, aprire nuove finestre sul mondo da cui è emerso Gershwin e il mondo egli stesso influenzato. La tradizione afro-americana blues, il fermento musicale di Harlem, e l'impressionismo francese, tutti ispirati Gershwin. A sua volta, il suo "I Got Rhythm" è diventato la base per innumerevoli composizioni jazz più tardi, tra cui "Cotton Tail".
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Il concetto per il mondo di Gershwin è stata presentata da Robert Hancock Sadin, che ha prodotto album. "Herbie Hancock e ho discusso questo progetto per più di un anno prima abbiamo iniziato a registrare", spiega Sadin. "Entrambi abbiamo pensato che per festeggiare Gershwin, abbiamo voluto onorare la sua grandezza di spirito, la generosità musicale e personale che era così caratteristica dell'uomo. Inoltre, nel cercare di penetrare lo spirito della sua musica, abbiamo voluto creare un album che aveva elementi di jazz, musica classica, musica africana, e alcuni sapori che non abbiamo potuto classificare necessariamente a tutti.... Abbiamo voluto far emergere la bellezza melodica e vivacità ritmica di Gershwin, ma ancora di più, abbiamo voluto il nostro lavoro per riflettere la sua ricerca, spirito d'avventura. "

Hancock che dovrebbe dedicare tanta energia e l'impegno a tali materiali di Gershwin come "It Ain't Necessarily So", "The Man I Love", "Summertime" e "Preludio in do # minore", compositori e le opere complementari da altri , è un altro esempio della sua ricerca continua di nuovi modi per esprimere la propria creatività e di profondo spirito d'avventura. Gershwin's World proviene dallo stesso uomo che ci ha dato la sua splendida 1.963 esordio come leader, Takin 'Off, il disco di platino 1973 Headhunters pietra miliare del jazz-rock, il Grammy senza precedenti ®-winning danza MTV hit "Rockit", del 1986 agli Academy Award vincitore di punteggio per il film Round Midnight, e il vincitore di Grammy ® debutto del 1996 Verve il nuovo standard.

Nato a Chicago nel 1940, Hancock è di formazione classica come un giovane, e ha eseguito Mozart con orchestre sinfoniche come un adolescente. Il suo apprendistato nel jazz ha preso pieno svolgimento una partita con il trombettista Donald Byrd, sassofono giganti Coleman Hawkins, Phil Woods, e Oliver Nelson. Dopo aver firmato con Blue Note Records e segnando la sua prima Top Ten con "Watermelon Man", Hancock è stato invitato da Miles Davis a unirsi al suo quintetto, con Wayne Shorter, Ron Carter e Tony Williams, che sarebbe diventato uno dei più influenti del jazz ensemble dell'era moderna.

Prima e dopo la sua permanenza con Miles a metà del 1960, Hancock ha registrato i propri album senza tempo, tra cui Maiden Voyage e Speak Like a Child. Egli ha anche avventurato in gol per i film (Michelangelo Antonioni del 1966 Blow Up) e televisiva (Bill Cosby Hey, Hey, Hey, It's Fat Albert). Dopo aver lasciato il quintetto di Davis nel 1968, le innovazioni ritmico del pianista esplose nella invenzioni jazz e funk della sua band Headhunters (con Benny Maupin, Harvey Mason, Paul Jackson e Bill Summers), e album come spinta, Sestante, e piedi Don 't Fail Me Now.

Anche se gran parte della notorietà di Hancock e la popolarità dal 1970 si è basata sulle sue sperimentazioni elettroniche dance-beat, come l'album 1983 Shock platino Futuro e il hip-hop ispirato Dis Is Da Drum CD per la Mercury Records nel 1994, non ha mai stato lontano dalle sue radici acustiche. Nel 1976, si riunì con Shorter, Carter e Williams in VSOP quintetto, con Freddie Hubbard alla tromba. (Del 1983 edizione di VSOP incluso un up-and-coming Wynton Marsalis.) Dopo il suo successo con la sua partitura originale di Bertrand Tavernier Round Midnight, Hancock ha continuato a comporre per il cinema, compresi i colori, Jo Jo Dancer, la tua vita è chiamata, e Harlem Nights.

Nel 1990, Hancock è rimasta attiva sia nel pop elettronico e il mondo del jazz acustico. Nel 1997 ha seguito il nuovo standard con 1 +1, una registrazione duetto mozzafiato di improvvisazioni con Hancock al pianoforte acustico e Wayne Shorter al sax soprano, e nel 1998, ha partecipato alla registrazione reunion Headhunters, Return of the Headhunters, che divenne la prima pubblicazione su la neonata Records Hancock.

Anche mentre il raggiungimento senza precedenti trionfi artistici e commerciali, ottenendo sei Grammy ®, un Oscar, e innumerevoli Music Awards sondaggio rivista, Hancock si è dedicato a numerosi sforzi educativi e filantropici. Nei primi anni 1980, ha ospitato l'innovativa serie PBS musica Rock School, e dal 1989 al 1991, ha ospitato la serie cavo Showtime Network Coast to Coast. Egli ha anche fondato il ritmo della vita della Fondazione, dedicata a ridurre il divario tra quelli con e quelli senza accesso alla tecnologia e alla regia know-how tecnologico verso gli obiettivi umanitari di costruire tollerante, le comunità multi-culturale, e instillando un senso di coraggio e la creatività nei nostri figli. Altre responsabilità assunta da Hancock comprendere la sua posizione di sette anni (dal 1991) come Artist in Residence presso Distinguished Jazz Aspen Snowmass ad Aspen, in Colorado, e il suo ruolo (dal 1997) come Direttore Artistico della Thelonious Monk Institute of Jazz presso il Music Center della contea di Los Angeles.

E 'giusto che in questo momento della sua illustre carriera, Hancock, icona della musica tardo 20 ° secolo moderno, dovrebbe rivolgere la sua attenzione a George Gershwin, che ha messo la sua impronta indelebile nella musica americana prima della sua morte nel 1937. Proprio come Gershwin inciso una identità inconfondibile mentre variare il suono della melodia show di Broadway, il punteggio di Hollywood, e l'opera americane, Hancock ha subito una voce unica musicale mentre influenzare il corso del jazz mainstream, colonne sonore di film, e la fusione di pop-funk a suo tempo. In questo anno del centenario di Gershwin, Gershwin's World diventa un altro punto di riferimento storico nel catalogo ricco e straordinariamente vario di un altro maestro americano, Herbie Hancock.



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12 aprile 1940


Nasce Herbie Hancock, tastierista che negli anni '70 e '80 tenterà il matrimonio tra jazz e musica rock, chiamato "fusion".



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venerdì 1 aprile 2011

C'è chi dice no




Vasco Rossi - C'è chi dice no / Gli spari sopra : Concerto Primo Maggio 2009




Trama del film C'è chi dice no:
Tre ex compagni di scuola si ritrovano dopo vent'anni e si rendono conto che un nemico comune li perseguita: i raccomandati. Max (Luca Argentero) è un giornalista di talento in un quotidiano locale che per arrotondare è costretto a scrivere sulle più improbabili riviste di settore; giunto a un passo dalla tanto agognata assunzione viene scalzato dalla figlia di un famoso scrittore. Irma (Paola Cortellesi) pur essendo uno dei dottori più stimati dell'ospedale, vive grazie alle borse di studio, e proprio quando sta per ottenere il contratto le viene preferita la nuova fidanzata del primario. Samuele (Paolo Ruffini) è una specie di genio del diritto penale, e dopo anni passati a fare da assistente-schiavo ad un barone universitario è in procinto di vincere un concorso per ricercatore, ma – anche in questo caso - il posto gli verrà soffiato dal genero inconcludente del barone.

USCITA CINEMA: 08/04/2011
REGIA: Giambattista Avellino
ATTORI: Luca Argentero, Paola Cortellesi, Paolo Ruffini, Myriam Catania, Claudio Bigagli, Marco Bocci, Roberto Citran, Massimo De Lorenzo, Chiara Francini, Edoardo Gabbriellini, Harriet McMasters Green, Max Mazzotta, Isabelle Adriani, Giorgio Albertazzi
Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Roberto Forza
MONTAGGIO: Luca Benedetti
PRODUZIONE: Cattleya
DISTRIBUZIONE: Universal Pictures
PAESE: Italia 2011
GENERE: Commedia
DURATA: 95 Min
FORMATO: Colore
Sito Ufficiale

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