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martedì 5 novembre 2019

Giorgia Meloni Impone ciò che non Rispetta

Giorgia Meloni Impone agli Altri ciò che non Rispetta




Michela Murgia ha smontato la retorica populista
 e l’uso dei simboli religiosi che Giorgia Meloni 
fa a scopi politici (stessa cosa che fa il food blogger).


“Se ho visto l’intervento di Giorgia Meloni alla manifestazione a Roma? Vorrei dirvi no, ma la risposta è sì. Ma è chiaro che quando lei nomina il crocifisso e il presepe, lo dico da cristiana, non fa riferimento ai valori evangelici, fa riferimento a dei marcatori culturali che lei usa come fossero dei corpi contundenti. Questa è una donna che nella sua vita personale ha fatto delle scelte che certamente non sono congruenti con l’idea di famiglia cristiana che lei sopra quel palco sembra voler difendere. Non le chiedo conto di questo, perché io credo che ciascuno di noi debba essere libero di vivere la propria vita come vuole. Ma quando tu vuoi imporre agli altri un modello di vita che tu stesso non rispetti, capisci che un po’ il cortocircuito si sente. Credo che questo si chiami ipocrisia.

Un po’ mi fa paura. Mi fa paura la ferocia, non quella del tono, che è il tipico tono da comizio in una piazza. Ruggiva, ma è il sottinteso che c’è in quelle parole. Prima di tutto il fatto che la cittadinanza non sia un diritto, ma sia un favore. Lo ius sanguinis ti fa un regalo, perché tu non hai alcun merito di quella condizione. Mentre chi arriva, rispetta le leggi, paga le tasse se la deve meritare la cittadinanza. Con questo criterio nemmeno se i tuoi genitori sono qui da 20 anni, sei nato qui, vai a scuola in Italia, nemmeno in quel caso sei italiano per loro”.

Queste sono le persone che vorrei vedere in un confronto con Giorgia Meloni, donne preparate, intelligenti, capaci non solo di tener testa alla sostenitrice della famiglia tradizionale, ma anche di metterla in imbarazzo.
Grazie Michela.

Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.


Giorgia Meloni, cacciata con sputi, insulti...

Giorgia Meloni, cacciata con sputi, insulti...

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martedì 29 ottobre 2019

Report : Salvini Meloni

Report : Salvini Meloni


Dentro la Bestia di Salvini, 
Report svela le email riservate dello staff leghista: 
«Puntiamo agli under 17»



Riportati dei dati sorprendenti 
anche sugli account social di Giorgia Meloni

Dopo aver raccontato la rete di contatti tra la Lega di Matteo Salvini, la Russia e la rete di finanziamenti delle organizzazioni ultracristiane, Report passa al setaccio il mondo dei social della destra italiana. A partire da “la bestia”, la macchina social del Carroccio gestita da Luca Morisi che – secondo uno scambio di mail con Giancarlo Giorgetti, Armando Siri e il tesoriere del partito Giulio Centemero – avrebbe espresso la necessità di trovare altri fondi per alimentare la sua creatura.

Anche per conquistare una nuova fetta del “mercato elettorale”, quello dei minorenni compresi tra i 13 e 17 anni. Ma le ambizioni social della Lega non sono l’unica anticipazione del programma: anche gli account social di Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) sono finiti sotto la lente d’ingrandimento di Report, che ha indagato l’identità e la provenienza dei suoi follower,
scoprendo una coincidenza sorprendente.

A quanto pare, più di 237 mila follower su Twitter, secondo il data analyst Alex Orlowski, citato da Report: non pochissimi tenendo conto che Meloni ne ha circa 829 mila in totale, e Trash italiano circa 749 mila. Ma c’è un altro dato: nella maggior parte gli account
 in questione hanno meno di 10 follower a testa.

A maggio 2019 – ovvero durante la campagna elettorale per le europee – i follower di Giorgia Meloni e Trash Italiano erano praticamente gli stessi, un fatto più unico che raro. Ma il blog noto per gif e meme non è l’unico account social a condividere follower con Giorgia Meloni: anche la cantante Francesca Michielin (524,6 mila followers su Twitter), lo scorso maggio aveva 34% dei follower in comune con Giorgia Meloni.

Sorge spontaneo il dubbio: sono account autentici? Si tratta semplicemente di un caso o, come allude il programma di Sigfrido Ranucci, sono bot, account finti, comprati con lo scopo da fare da cassa da risonanza per la leader di Fratelli d’Italia?


Umbria: il Popolo   Ottenebrato dalla Menzogna   si proietta Verso la Dittatura



Umbria: il Popolo 
Ottenebrato dalla Menzogna 
si proietta Verso la Dittatura...

https://cipiri.blogspot.com/2019/10/umbria-verso-la-dittatura.html




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martedì 22 ottobre 2019

La Fabbrica della Paura

 Fabbrica della Paura


Nel giro di pochi anni Matteo Salvini ha trasformato un partito antimeridionale e secessionista come la Lega in un movimento sovranista. Nello stesso periodo, l’ex ministro dell’Interno ha iniziato a ostentare simboli religiosi in pubblico e sui social, posizionando il suo partito sulla difesa delle radici cristiane. C’è un filo nero che collega la metamorfosi leghista allo scandalo del Metropol di Mosca in cui sono rimasti impigliati Matteo Salvini (seppur non indagato) e il suo ex portavoce Gianluca Savoini. Attraverso documenti inediti e interviste esclusive, nella prossima puntata Report vi racconterà come la trattativa della Lega per i soldi e il petrolio russo è solo una tessera di un mosaico molto più ampio, che vede sullo sfondo la nascita di un asse internazionale tra forze estremiste in Russia e negli Stati Uniti. Un mosaico in cui Matteo Salvini e la Lega sono solo le pedine di un progetto internazionale che punta alla destabilizzazione dell’Unione Europea. Report ha incontrato Konstantin Malofeev, detto l’Oligarca di Dio, uno dei russi più ricchi e più vicini a Vladimir Putin. È la sua prima intervista a una televisione europea. Negli ultimi anni, Malofeev ha finanziato partiti di estrema destra in Europa e nel 2013 ha fondato una nuova Santa Alleanza tra le associazioni ultratradizionaliste russe e le più potenti fondazioni della destra religiosa americana, che hanno riversato in Europa oltre 1 miliardo di dollari negli ultimi dieci anni. Dal 2013 a oggi, Gianluca Savoini e Matteo Salvini sono andati spesso a Mosca 
ad incontrare l’Oligarca di Dio. Che cosa si sono detti?

L’oligarca russo a Report: «Abbiamo scelto la Lega perché ha un livello socioculturale molto basso»

È stata una puntata piena di rivelazioni e di pezzi di un puzzle che si uniscono alla perfezione, restituendo un’immagine abbastanza preoccupante per chi – credendo nel sovranismo – si è lasciato incantare dai gesti, dalle parole e dai proclami della Lega. A Report, infatti, sono state mandate in onda diverse interviste per approfondire e tirare le fila sul caso dei presunti fondi russi al Carroccio. La presunta – per il momento – trattativa portata avanti da Gianluca Savoini – ex portavoce di Matteo Salvini – all’hotel Metropol di Mosca sembra essere, però, solamente un ago in un pagliaio di contatti che non riguardano solo il partito fondato da Bossi, ma un vero e proprio sistema in cui la Lega avrebbe solamente il ruolo del cavallo di Troia.


PUNTATA DEL 21/10/2019
di Giorgio Mottola


collaborazione di Norma Ferrara, Simona Peluso e Alessia Pelagaggi




Le indagini della procura di Milano proseguono con l’accusa nei confronti di Gianluca Savoini – ma anche Gianluca Meranda e Francesco Vannucci – di corruzione internazionale. In attesa che la giustizia faccia il proprio corso e verifichi l’effettiva esistenza di una trattativa (che comunque, alla fine, è saltata) con gli affaristi russi, Report è entrata in contatto con alcuni protagonisti principali o secondari di questa vicenda che sembra essere molto più ampia di quei presunti 65 milioni di euro.

La puntata di Report sui contatti con la Russia
Tra di loro c’è l’oligarca russo Konstantin Malofeev: uno zarista, ricco e potente, che sostiene Putin e che è diventato un grande fan di Matteo Salvini. Una persona che ha idee di questo tipo (come ribadito a Report): i gay sono sodomiti, oppure «l’uomo deve guadagnare più soldi perché la donna non deve lavorare ma rimanere a casa per procreare».

La Lega debole culturalmente
E nel tempo ci sono stati tantissimi incontri tra la Lega (e Matteo Salvini) e l’oligarca russo. Quando il giornalista ha provato a chiedere al leader del Carroccio di spiegare i motivi di questi contatti, il senatore ha risposto che gliene avrebbe parlato in un’altra occasione più tranquilla. Ma quell’intervista, poi, non venne mai concessa. Sta di fatto che i russi non sembrano avere una grande considerazione della Lega e del suo elettorato. Alla domanda sul perché avessero scelto proprio il Carroccio come sponda italiana, la risposta è stata la seguente: «Perché debole culturalmente quindi più facile da infiltrare/affiliare». E, in tutto questo mare magnum, lo stesso oligarca Malofeev conferma come Savoini gli avesse parlato di questa trattativa a base di petrolio con gli affaristi russi.



La bestia, come funziona   la propaganda di Salvini.

leggi anche

La bestia, come funziona
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https://cipiri.blogspot.com/2018/08/la-bestia-come-funziona-la-propaganda.html


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lunedì 14 ottobre 2019

Dario Fo e Franca Rame: Mistero Buffo

 Dario Fo e Franca Rame: Mistero Buffo


Il Teatro di Dario Fo e Franca Rame: Mistero Buffo



Mistero buffo è un'opera teatrale di Dario Fo.

Presentato per la prima volta come giullarata popolare nel 1969, è di fatto un insieme di monologhi che descrivono alcuni episodi ad argomento biblico, ispirati ad alcuni brani dei vangeli apocrifi o a racconti popolari sulla vita di Gesù.

Ebbe molto successo e fu replicato migliaia di volte, perfino negli stadi. È recitato in una lingua reinventata, una miscela di molti linguaggi fortemente onomatopeica detta grammelot, che assume di volta in volta la cadenza e le parole, in questo caso, delle lingue locali padane.

Mistero buffo fu un'opera originale che influenzò molti autori e attori, e viene considerato un modello per il genere del teatro di narrazione, sviluppato in seguito da attori-narratori come Baliani e Paolini. Una differenza che tuttavia separa nettamente le rappresentazioni di Fo dagli spettacoli narrativi della generazione successiva è il diverso uso del corpo e delle potenzialità sceniche dell'attore. Nel Mistero buffo ogni suono, verso, parola o canto, uniti alla complessa gestualità utilizzata formano un insieme semantico inscindibile, di cui il racconto degli eventi è solo un canovaccio. Lo stile, irriverente e portato all'eccesso, si richiama infatti alle rappresentazioni medioevali
eseguite dai giullari e dai cantastorie.

Il punto centrale dell'opera è costituito dalla presa di coscienza dell'esistenza di una cultura popolare, vero cardine della storia del teatro ma anche di altre arti, che è stata sempre, secondo Fo, posta in piano subalterno rispetto alla cultura ufficiale. Tramite l'esposizione di drammi religiosi, moralità e parabole in chiave satirico-grottesca ed anticlericale, Fo rovescia il punto di vista dello spettatore ponendo l'accento sulla mistificazione degli avvenimenti storici e letterari nel corso dei secoli. Per questo motivo l'opera prende il nome di "Mistero buffo", in riferimento
ai Misteri riletti in chiave buffonesca.

Le edizioni di Mistero buffo sono numerose e constano di differenti integrazioni durante il corso degli anni: Rosa fresca aulentissima, componimento di Cielo d'Alcamo che apre la rappresentazione, era assente nella prima edizione dell'opera.

Lo stesso Dario Fo ha confermato che nella stesura del Mistero buffo ha avuto una certa influenza la raccolta di novelle Le Parità e le storie morali dei nostri villani dell'antropologo chiaramontano Serafino Amabile Guastella.

LEGGI ANCHE

DARIO FO e Franca Rame
MONI OVADIA ricorda con commozione
Dario Fo ci ha lasciati ed è come se fosse scesa un'eclisse sul teatro intero.
Pochi teatranti come lui hanno incarnato
nel loro corpo e nel loro gesto, l'idea stessa di teatro...
https://cipiri24.blogspot.com/2019/10/dario-fo.html

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domenica 22 settembre 2019

STROMO

L'inizio



STROMO

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martedì 3 settembre 2019

Conte Schiaffeggia Salvini

Conte Schiaffeggia Salvini


Conte Schiaffeggia Salvini


Il professore di diritto privato ieri ha smesso i panni del parvenu della politica e si è scoperto politico a tutto tondo. Insomma ci ha preso gusto e ha sfoderato tutte le sue armi
retoriche affinate nella professione.



Palazzo Madama, 20/08/2019
- Comunicazioni del Presidente del Consiglio,
Giuseppe Conte, al Senato della Repubblica.


Prima ha dato a Salvini una lezione di diritto costituzionale e delle istituzioni, e poi giù sberle. Con Salvini che faceva le faccette alla destra di Conte. Incredibile. Poi il premier uscente, e forse entrante, ha addirittura delineato un vero e proprio programma per il futuro governo. Ambientalismo, scuola, tecnologia… Tutti temi, putacaso graditi al Pd.

Insomma è nato un politico. E nel confronto il Salvini/Masaniello ne è venuto fuori un po’ spennacchiato. Sbiadito. Intronato. Con tanto di inginocchiamento finale ai desiderata dei 5 stelle, pur di continuare a governare. Va bene il taglio dei parlamentari e poi subito al voto. Anche se sa che la cosa non è precisamente fattibile. Insomma un altro bluff. Ma una poltrona val bene qualche menzogna…

Gli schiaffi di Conte sono partiti dalla slealtà per finire all’uso indecoroso e strumentale dei simboli religiosi. Nulla il perfido Conte ha risparmiato al giovane Salvini/Masaniello.

La decisione di Salvini di mettere in crisi il governo “viola il solenne impegno che il leader della Lega aveva assunto all’inizio della legislatura, sottoscrivendo il contratto di governo con il Movimento 5 stelle”.

La decisione di Salvini espone la nazione alla “difficoltà di contrastare l’aumento dell’Iva e con un sistema economico esposto a speculazioni finanziarie e agli sbalzi dello spread”.

Salvini “ha mostrato di inseguire interessi personali e di partito”. Come dire: della nazione chi se ne frega, per usare un gergo “salvinista”.

Il professore non resiste poi a bacchettare lo studente non proprio modello. “Le scelte compiute e i comportamenti adottati in questi ultimi giorni dal ministro dell’Interno rivelano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale”, rampogna Conte. Come dire: il ragazzo non studia. Non si applica. Proprio non gli entra in zucca la materia.

E poi ancora sberle e schiaffi. “Oggettivamente direi che è difficile conciliare la presentazione e il mantenimento di una mozione di sfiducia con la permanenza in carica dei propri ministri”. Insomma neppure in logica istituzionale Salvini ha la sufficienza di Conte.

Ma il professore, che in questi mesi di governo sembra aver preso gusto alla politica, gira il coltello nella piaga. E giù sberle.

“Caro ministro dell’Interno, caro Matteo, promuovendo questa crisi di governo ti sei assunto una grande responsabilità di fronte al Paese – affonda Conte -. L’hai annunciata chiedendo pieni poteri per governare il Paese e, ancora di recente, ti ho sentito invocare le piazze a tuo sostegno. Questa tua concezione, permetti di dirlo, mi preoccupa”. E la perfidia e il disprezzo questa volta è tutta proprio in quel “caro”.

Un “caro” che ricorda dannatamente certi “vaffa” di Grillo. Ma detti in modo garbato, ovviamente.

Non basta. Il premier dimissionario non vuole lasciare neppure un sassolino nelle sue scarpe.

E spiega al Salvin scortese: “Non abbiamo bisogno di uomini con pieni poteri”. Poi la questione Russa. La scorrettezza istituzionale rispetto al governo e gli altri ministri. L’appello del parolaio verde/Salvini alla piazza usata come minaccia.

Conte con l’eleganza e la ferocia delle buone maniere rimprovera al Salvin suonato anche l’uso improprio della Madonna e del rosario. 55 minuti di schiaffi mai visti nel parlamento italiano.

Poi l’intervento del buon Salvini. Più degno di una serata tra amici dopo una belle bevuta che del senato. Del buon Renzi. Il cui unico interesse, dismessa la “geniale” politica dei pop corn, sembra essere il destino del suo giglio magico. Infine, udite udite, una nota di tal Zingaretti. Che spiega, che dice… chissà cosa. Non mancano le situazioni comiche, con Forza Italia che invoca le elezioni perché vuol sparire subito e non tra qualche mese.

Tutti coprotagonisti che nei titoli di coda vanno alla fine della fine. Di un film proiettato nella saletta del senato dove, forse è bene ricordarlo, imbastì la sua azione politica un certo Benedetto Croce. Chissà cosa penserà don Benedetto di questa politica stravaccata e arruffona?

Unica notazione rilevante quella di Emma Bonino che ha accusato Conte di “dissociazione tardiva”. Come dire: dove era il premier quando Salvini dettava la linea al governo pur non avendo i numeri?

Ora cosa ci rimane dopo la furbissima bravata del giovin signore della politica italiana? Una nazione a pezzi sul piano economico. A crescita zero. Una nazione incattivita dal malessere che la attraversa. Un futuro incerto per mancanza di politica. Una politica ridotta a chiacchiere da bar. Senza idee e preoccupata solo di aumentare il consenso per progetti che spaziano in un raggio di tempo, non di giorni, ma di qualche ora. Di qualche like.

Ora la parola è al presidente Mattarella. E che Mattarella ce la mandi buona. Ma la situazione è veramente difficile. La nuova politica a questo ha portato. Il governo del cambiamento a questo ha portato. Ma l’incubo è finito. Si spera che non ne arrivi un altro.

Carlo Galeotti

Era la #Cubista Non la #Madonna

#Finita la #Pacchia sulla #Spiaggia #Matteo #Ubriaco 
Non vuole #Tav dopo #SiTav
#Roma #Ladrona e va a #Rubare a Roma
Prima il #Nord , poi il #Sud, poi boh!
Aboliamo le #Accise ,teniamo accise
600.000 #Rimpatri, meno di quelli di prima
#Cambiamo l' #Europa , non conta un ca@@o in Europa
#Lega non voglio #Poltrone , sono #Attaccati alle poltrone
Non vuole la #Crisi , e cerca la crisi...
Era la #Cubista Non la #Madonna
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domenica 4 agosto 2019

Pose d'Amore


99 Immagini Raffiguranti  #PoseAmore  con #RelativaDescrizione  per #StimolareMeglioilPuntoG


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Michael Jackson: Earth Song Video e Traduzione

Michael Jackson      Traduzione Earth Song



Michael Jackson  
Earth Song
Traduzione 






What about sunrise

Che dire dell'alba?

What about rain

Che dire della pioggia?

What about all the things

Che dire di tutte le cose

That you said we were to gain...

Che hai detto avremmi guadagnato?

What about killing fields

Che dire dei campi di sterminio?

Is there a time

C'è un tempo?

What about all the things

Che dire di tutte le cose

That you said was yours and mine...

Che hai detto che erano tuoi e miei?

Did you ever stop to notice

Ti sei mai fermato a vedere

All the blood we've shed before

Tutto il sangue che abbiamo versato in passato?

Did you ever stop to notice

Ti sei mai fermato a vedere

The crying Earth the weeping shores?

Questa Terra piangente, questa costa in lacrime?

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

What have we done to the world

Cosa abbiamo fatto al mondo?

Look what we've done

Guarda cosa abbiamo fatto

What about all the peace

Che dire di tutta la pace

That you pledge your only son...

Che hai promesso al tuo unico figlio?

What about flowering fields

Che dire dei campi in fiore?

Is there a time

C'è un tempo?

What about all the dreams

Che dire di tutti i sogni?

That you said was yours and mine...

Che hai detto che erano tuoi e miei?

Did you ever stop to notice

Ti sei mai fermato a vedere

All the children dead from war

Tutti i bambini morti per la guerra?

Did you ever stop to notice

Ti sei mai fermato a vedere

The crying Earth the weeping shores

Questa Terra piangente, questa costa in lacrime?

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

I used to dream

Ero solito sognare

I used to glance beyond the stars

Ero solito gettare lo sguardo oltre le stelle

Now I don't know where we are

Adesso non so dove siamo

Although I know we've drifted far

Sebbene so che siamo andati lontano alla deriva

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Hey, what about yesterday

Ehi, che dire di ieri?

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about the seas

Che dire dei mari?

(What about us)

(Che dire di noi?)

The heavens are falling down

I cieli stanno cadendo

(What about us)

(Che dire di noi?)

I can't even breathe

Non riesco neanche a respirare

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about apathy

Che dire dell'apatia?

(What about us)

(Che dire di noi?)

I need you

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about nature's worth

Che dire del valore della natura?

(Ooo, ooo)

(Ooo, ooo)

It's our planet's womb

È l'utero del nostro pianeta

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about animals

Che ne sarà degli animali?

(What about it)

(Che ne sarà?)

We've turned kingdoms to dust

Abbiamo trasformato i regni in polvere

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about elephants

Che dire degli elefanti?

(What about us)

(Che dire di noi?)

Have we lost their trust

Abbiamo perso la loro fiducia?

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about crying whales

Che dire delle balene che piangono?

(What about us)

(Che dire di noi?)

We're ravaging the seas

Stiamo devastando i mari

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about forest trails

Che dire delle foreste?

(Ooo, ooo)

(Ooo, ooo)

Burnt despite our pleas

Bruciate nonostante le nostre scuse

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about the holy land

Che dire della terra santa?

(What about it)

(Che ne sarà?)

Torn apart by creed

Fatta a pezzi dalla fede

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about the common man

Che dire dell'uomo comune?

(What about us)

(Che dire di noi?)

Can't we set him free

Non possiamo liberarlo?

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about children dying

Che dire dei bambini che muoiono?

(What about us)

(Che dire di noi?)

Can't you hear them cry

Non riesci a sentirli piangere?

(What about us)

(Che dire di noi?)

Where did we go wrong

Dove abbiamo sbagliato?

(Ooo, ooo)

(Ooo, ooo)

Someone tell me why

Qualcuno mi dica perché

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about babies

Che dire dei bambini?

(What about it)

(Che ne sarà?)

What about the days

Che dire dei giorni?

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about all their joy

Che dire di tutta la loro gioia?

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about the man

Che ne sarà dell'uomo?

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about the crying man

Che ne sarà degll'uomo che piange?

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about Abraham

Che dire di Abramo?

(What about us)

(Che dire di noi?)

What about death again

Che dire della morte un'altra volta?

(Ooo, ooo)

(Ooo, ooo)

Do we give a damn

Ce ne frega qualcosa?

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh

Aaaaaaaaah Oooooooooh


Michael Jackson - Earth Song
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domenica 28 luglio 2019

Ricicla, Riusa e Riduci

Ricicla, Riusa e Riduci


Non mi rifiuto! Ricicla, riusa

Non mi rifiuto! Ricicla, riusa

Ecco un esempio di RICICLO




La campagna "Non mi rifiuto" supporterà le amministrazioni nelle attività di sensibilizzazione ambientale parlando ai giovani con il linguaggio della musica a loro più familiare: il rap. Un tessuto di note e parole dal quale sono nate una canzone di Marco Lena, in arte Lena.



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lunedì 22 luglio 2019

Il ponte sullo Stretto di Messina è costato 960 milioni

Il ponte sullo Stretto di Messina è costato 960 milioni


La Corte dei Conti stila la lista dei costi dell'intero progetto
 dell'infrastruttura mai costruita dalla costituzione della società a oggi.
 E non è ancora finita.



6 corsie, 2 binari: ecco la ricostruzione 3D del Ponte sullo Stretto


Il ponte sullo Stretto di Messina esiste solo sui rendering promozionali diffusi dalla società concessionaria e probabilmente resterà in tale forma, ma finora è costato al contribuente italiano quasi un miliardo di euro. Un record mondiale per un'opera fantasma. Nel verdetto che chiede una rapida chiusura della procedura di liquidazione della società Stretto di Messina, la Corte dei Conti ha calcolato che questa società ha speso dal 1981, anno della sua costituzione, al 2013, anno della decisione di liquidarla, 958.292 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri sei milioni dal 2013 al 2016, perché la società esiste ancora, e spende.
I giudici hanno articolato la storia della società in sei periodi. Nel primo, dal 1981 al 2001 ha speso 74,443 milioni per studi di fattibilità, ricerca e progetto di massima. Nel biennio successivo (2002-2003) ne ha spesi altri 91,246 per il progetto preliminare e gli atti di convenzione, per poi spenderne 146,999 nel 2004-2006 per la gara di appalto, il piano finanziario, i sistemi informativi e gestionali.
La sospensione delle attività nel biennio 2007-2008 è costata, paradossalmente, 160,612 milioni. Nel 2008 sono iniziate le attività per gli accordi con i contraenti, l'aggiornamento delle convenzioni e il piano finanziario terminate l'anno successivo, che hanno comportato un esborso di 172,637 milioni. Ma il maggiore salasso è arrivato tra il 2010 e il 2013, quando la Stretto di Messina ha speso ben 312,355 milioni. Le causali sono la stesura del progetto definitivo, il monitoraggio ambientale, l'aggiornamento del piano finanziario e la stipula dell'atto aggiuntivo. Nel 2013 è stata decisa la liquidazione della società, che però è costata quasi due milioni l'anno nel 2014 e 2015 ed è prevista una spesa di 1,4 milioni per il 2016.
Ma non è tutto, perché è in corso la vertenza giudiziaria avviata da Eurolink, la società che ha vinto l'appalto per la progettazione e la costruzione del ponte, per ottenere un indennizzo per la mancata realizzazione dell'opera. Una vertenza che comporta ovviamente costi di avvocati e periti e che comporterà un esborso notevole se Eurolink vincerà la causa.
 La società ha chiesto, infatti, 700 milioni.



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martedì 25 giugno 2019

Michael Jackson

Michael Jackson


2009-2019: la  morte di Michael Jackson

- L’anteprima del podcast
di Matteo Persivale
25 giugno 2009, ore 14.44 di Los Angeles (23.44 italiane): il sito TMZ scrive che «Michael Jackson è morto, all’età di 50 anni». Gennaio 2019: in un documentario (trasmesso in Italia due mesi dopo) due quarantenni raccontano le violenze subite dal cantante quando avevano 7 e 9 anni. È il colpo finale alla memoria di un idolo caduto già in vita. E la cui scomparsa aveva scioccato il mondo



Quella che potete ascoltare qui sopra è l’anteprima di «2009-2019: le due morti di Michael Jackson», il quinto podcast della serie «Solferino 28» prodotta dal Corriere della Sera in collaborazione con Storytel: 12 puntate che raccontano l'attualità prendendo spunto da un significativo anniversario storico. In questo caso, la scomparsa, 10 anni fa, di una delle più grandi e discusse figure della storia delle musica pop.



10 anni dopo
In Italia mancavano pochi minuti a mezzanotte, ma era ancora il 25 giugno 2009. A Los Angeles – questioni di fuso orario – erano le 14.44, in Italia le 23.44, quando il sito TMZ riferisce che «Michael Jackson è morto oggi, all’età di 50 anni». Gennaio 2019: in un documentario (trasmesso in Italia due mesi dopo) due quarantenni raccontano le violenze subite dal cantante quando avevano 7 e 9 anni. È il colpo finale alla memoria di un idolo del pop, caduto già in vita e la cui scomparsa aveva scioccato il mondo. Di solito, quando muore un musicista dalla vita complicata, si dice che resta la musica. È vero anche nel caso di Jackson? Sì e no. Le accuse contro di lui sono tanto gravi, i crimini di cui potrebbe essersi macchiato tanto orrendi, che è difficile ascoltare la sua musica nello stesso modo. Nessuno può discutere la sua grandezza come musicista, e come ballerino. Ma la sua voce, per molti di noi, adesso ha, e continuerà a avere, un suono un po’ diverso da prima.

Michael Jackson


A pochi giorni dal decimo anniversario della morte di Michael Jackson che cadrà il prossimo 25 giugno, sabato sera andrà in onda nel Regno Unito un nuovo documentario dedicato al re del pop che svelerà i suoi ultimi istanti di vita ma, soprattutto, ciò che i soccorritori trovarono nella sua camera da letto. “Killing Michael Jackson”, questo il titolo del docufilm, contiene interviste esclusive a Orlando Martinez, Dan Myers e Scott Smith i tre detective della polizia di Los Angeles che per primi entrarono nel ranch di Neverland dopo la chiamata ai soccorsi.

Quando arrivarono nella dimora di Michael Jackson, si trovarono davanti una scena davvero sconcertante – dicono – in particolare nella camera da letto del re del pop. La stanza era infatti piena di medicinali e articoli sanitari vari oltre che una bambola molto realistica e una bacheca con foto di ragazzini: “C’era un computer sul suo letto, una bambola molto realistica e anche una specie di pubblicità con foto di bambini“, racconta Martinez nel documentario come riferisce il Sun. “C’erano anche dei post-it, o pezzi di carta attaccati in tutta la stanza e specchi e porte con piccoli slogan o frasi. Non so se fossero testi o pensieri, alcuni di loro sembravano poesie, la camera da letto era… era un casino”, prosegue il detective precisando che “la stanza in cui veniva trattato, non sembrava una stanza adatta a nessun tipo di trattamento medico”.

Michael Jackson


I tre investigatori descrivono anche la scoperta della borsa medica del dottor Murray, il medico curante di Jackson condannato a due anni di carcere (già scontati, ndr) per omicidio colposo per aver iniettato un farmaco sbagliato alla popstar dopo averla ritrovata priva di sensi e con il polso debolissimo. La valigetta era stata nascosta nella proprietà e questa cosa ha subito sollevato i loro sospetti nei confronti del medico. “Abbiamo trovato un mucchio di altre medicine che erano state usate, come il propofol. Abbiamo trovato tutti i rifiuti, tutta la spazzatura. Tutto tranne gli aghi, le bottiglie vuote e le cose che, quando siamo entrati nella stanza, avrebbero dovuto essere lì”, aggiunge Martinez. “Così abbiamo capito che durante gli ultimi momenti di vita di Jackson, il dottor Murray aveva smesso di dargli il CPR o aveva aspettato prima di dargli CPR e poi ripulito tutto”.

Era il 25 giugno 2009 quando il sito di gossip e intrattenimento statunitense TMZ pubblicò per primo quella notizia che poi fu nel giro di pochi minuti ripresa da giornali, telegiornali, agenzie, siti e blog: "Michael Jackson è morto". Stroncato da un attacco cardiaco provocato da un'intossicazione da un potente anestetico, si disse all'epoca: a nulla servì il trasferimento all'UCLA Medical Center di Los Angeles, dove i medici non poterono fare altro che dichiarare la morte del cantante. Eppure, dieci anni dopo la sua scomparsa, il fantasma di Michael Jackson continua ad aggirarsi nello show business: basti pensare alle recenti polemiche legate al documentario "Leaving Neverland", che ha riacceso i sospetti legati ad alcuni suoi presunti rapporti sessuali con minorenni, nonostante il processo e l'assoluzione del 2005. Ora arriva anche un commento di sua sorella Janet Jackson, che non si concede spessissimo ai giornalisti.

In una lunga intervista rilasciata al Sunday Times Magazine, pubblicata oggi, domenica 23 giugno, Janet ha parlato tra le altre cose proprio di suo fratello Michael, provando a tracciare una sorta di bilancio di questi primi dieci anni senza di lui.

Secondo la cantante, l'eredità artistica del Re del Pop continua a vivere ancora oggi, a distanza di dieci anni dalla sua scomparsa e nonostante i tentativi di infangarne la memoria:

"E continuerà a vivere ancora. Mi piace quando vedo i bambini imitarlo e quando realizzo che gli adulti ascoltano ancora la sua musica.
Mi fa capire che la mia famiglia ha avuto sul mondo un certo impatto".

Non è dato sapere se l'anniversario della morte di Michael Jackson verrà in qualche modo celebrato dal punto di vista di pubblicazioni discografiche postume, che peraltro in questi dieci anni sono state numerose (tra raccolte ufficiali e non, album contenenti registrazioni inedite, dischi di remix e altro materiale). Il prossimo anno dovrebbe debuttare però a Broadway un musical che avrà per soggetto la vita del Re del Pop: al progetto stanno lavorando la fondazione a lui intitolata e la società di produzione Columbia Live Stage.




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lunedì 10 giugno 2019

Minibot? A Napoli siamo pronti con talleri e sesterzi

Minibot? A Napoli siamo pronti con talleri e sesterzi



De Luca: “Minibot?
A Napoli siamo pronti con talleri e sesterzi”.
E si rivolge a Giorgetti:
“A Giorgè, dicci la verità”

“Minibot? Noi a Napoli abbiamo già chi ha deciso di battere moneta, quindi noi siamo pronti a pagarvi in talleri e sesterzi. Vi abbiamo anticipato”. Così, al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria, il presidente della Regione Campani, Vincenzo De Luca, si rivolge scherzosamente al sottosegretario della presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ironizzando sui minibot, voluti dalla Lega, e sul progetto di ‘moneta parallela’
teorizzato nei mesi scorsi dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

De Luca, poi, attacca duramente la scelta di introdurre i navigator col reddito di cittadinanza: “Ho avuto due traumi durante questo governo. Uno è stato l’annuncio della scomparsa della povertà e voi potete immaginare l’onda di emozione che mi ha travolto. L’ultimo trauma è stato questa cosa dei navigator. Questa è la metafora di com’è ridotta l’Italia. Qualcuno di voi ha capito che cosa sono i navigator? Vediamo di immaginare concretamente la funzione di questi nuovi esemplari umani che sono apparsi. E‘ come se fossimo passati dai Neanderthal ai Sapiens. Il navigator concretamente che fa? – continua – Chi li seleziona questi qui? Non si capisce. E sulla base di quali criteri? Per fare che? Questi concretamente dove vanno la mattina? La verità è che stiamo parlando di una grande boiata e di una imbecillità totale. In Anpal già abbiamo centinaia di giovani professionalizzati, che sono precari. Quindi, il destino dei navigator è il nulla”.

E rincara: “Per dirla alla de Cervantes, noi stiamo avviando questi giovani per strade senza strade e per sentieri senza traccia. Cioè verso il nulla. La Campania non ha fatto richiesta dei navigator. Noi non li vogliamo. Teneteveli voi. Per due anni lavoreranno
 e poi andranno a ingrossare le fila dei precari”.

De Luca racconta quello che potrebbe succedere nella sua regione: “Tra due anni in Campania inevitabilmente i navigator daranno vita a un comitato di lotta per i precari navigator, che inevitabilmente arriveranno sotto le finestre della Regione Campania, con tanto di tamburi, di trombette e di pippe varie. Siccome questo percorso è già scritto, noi i navigator non li vogliamo. Questo lo dico a Giorgetti, che va a lavorare tutto tranquillo nel Sinedrio del governo a Palazzo Chigi. Noi abbiamo questa lunga tradizione dei comitati di lotta sotto le finestre del palazzo della Regione. E soprattutto in primavera e in estate la cosa diventa complicata, perché col bel tempo queste manifestazioni cominciano alle 9.00 del mattino e terminano al tramonto. Voi provate a lavorare coi tamburi di latta e coi fischietti sotto le finestre. E ogni 5 minuti si sente un grido di dolore“.

Il politico dem narra un aneddoto: “Mi è capitato di ricevere un pomeriggio l’ambasciatore sudcoreano e quel giorno c’era una di queste manifestazioni con tanto di tamburi. L’ambasciatore mi ha chiesto cosa succedeva e io, in uno slancio creativo, ho detto all’interprete: ‘Dica all’ambasciatore che è una manifestazione di folklore religioso‘”.

Nel finale, De Luca si rivolge nuovamente a Giorgetti, a cui esprime stima e simpatia: “Giorgetti commissario Ue? Io voterei cento volte per lui, ma sarei preoccupato per quelli che rimangono in Italia. Noi abbiamo guardato al suo impegno governativo con pena e con solidarietà. Lo abbiamo immaginato a governare il traffico lì, tra Toninelli, Bonafede e Bonanotte. Lo abbiamo accompagnato con solidarietà amorevole, come un figlio che andava in guerra”.
E si rivolge al sottosegretario leghista: “Da laico ho visto crisi mistiche, gente in giro coi crocifissi, immagini che mi hanno riportato alla mente il monaco Zenone col crocifisso ne “L’armata Brancaleone”. A Giorgè, dicci la verità. Ma che ci aspetta qui?“



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lunedì 13 maggio 2019

Storia della Canapa Industriale in Italia

Storia della Canapa Industriale in Italia

STORIA DELLA CANAPA INDUSTRIALE IN ITALIA
La canapa è stata coltivata fin dal settimo secolo A.C., quando fu introdotta dalle popolazioni nomadi sciite che la portarono nel sud della Russia.
Da qui si propagò in tutta l’Europa centro settentrionale, in Asia Minore, Grecia, Italia, Francia.

Storia della Canapa Industriale in Italia

La data in cui la cannabis è stata introdotta in Europa è sconosciuta, ma probabilmente risale ad almeno 500 anni prima di Cristo, in quanto a Berlino è stata ritrovata un’urna contenente foglie e semi di cannabis risalente a 2.500 anni orsono. La sua coltivazione in Europa è stata massiccia per secoli. Vestiti di canapa sono stati comunissimi in Europa centrale e meridionale per centinaia di anni. Ma gli europei conoscevano, ovviamente, anche le potenzialità ricreative della pianta. Francois Rabelais ne scrive ampiamente nel sedicesimo secolo. L’uso della cannabis arrivò anche in Africa, secoli prima della colonizzazione europea. In Africa la cannabis era coltivata, utilizzata come fibra e come medicinale, inalata e a volte venerata in aree diversissime: dal Sud Africa al Congo al Marocco.

Storia della Canapa Industriale in Italia

Storia della Canapa Industriale in Italia

Storia della Canapa Industriale in Italia

Storia della Canapa Industriale in Italia

Storia della Canapa Industriale in Italia

[Quella che segue, è la storia delle industrie di filati ottenute da questa pianta,
in Italia dal 1873 al 1923]

Secondo alcune fonti in Italia la canapa è stata usata per millenni. In pipe preistoriche ritrovate nel Canavese sono state riscontrate alcune tracce. La regione ai piedi delle Alpi prende il nome di Canavese proprio dalla Canapa. In Italia, l’uso della canapa per produrre filati di altissima qualità con metodi industriali risale alla fine del 1700. L’ultima copia di un  Catalogo del Linificio e Canapificio Nazionale risale al 1923.Il valore di questo libro si aggira sui 250 euro, essendo considerato archeologia industriale. Questo catalogo venne stampato in copie limitate per i dirigenti degli stabilimenti industriali, in occasione del cinquantenario della fondazione del Canapificio Nazionale, cioè il 1873. E’ scritto in italiano, francese e inglese, contiene cenni storici e piantine topografiche dei campi e foto dei macchinari e sedi amministrative.

Voglio ricordare che la nascita del Linificio e Canapificio nazionale avvenne tre anni dopo l’effettiva unificazione nazionale, cioè dopo che Garibaldi entrò a Roma nel 1870. L’unità nazionale ha creato la necessità di un organismo unitario di industriali della Canapa. Il libro di cui sto parlando è equiparabile ad un moderno catalogo, che potrebbe stampare l’associazione industriali nazionale, per esempio per l’industria automobilistica. Insomma non erano drogati capelloni ma rispettabili e prestigiosi uomini d’affari.

Nel 1923, data di stampa del catalogo, queste industrie occupavano circa 20.000 persone. Producevano: filati greggi e candeggiati di Canapa per tessitura, tappeti, spaghi e corde, vele e sacchi, filati per cucire suole e per la pesca, cordame per marina e per ponteggi, gru, montacarichi, trasmissioni, cordicelle per tende, tende. Nonchè forniture per marina, esercito, ferrovie, poste, tabacchi, ospedali. Gli stabilimenti industriali erano una ventina, distribuiti prevalentemente al Nord. Il più moderno di tutti era quello di Lodi che fu costruito nel 1906, le tecnologie erano importate dall’Inghilterra, dove l’invenzione delle macchine a vapore aveva promosso quella che conosciamo come prima rivoluzione industriale.


Tutti gli stabilimenti erano vicino ad un corso d’acqua, che serviva sia per la produzione dell’energia a vapore necessaria a far funzionare gli impianti, che per la lavorazione del filato. Un’altra caratteristica comune a tutti gli stabilimenti era il ciclo di lavoro 24 ore su 24.

In prevalenza la mano d’opera era costituita da donne e
 bambine che lavoravano di giorno e di notte anche 16 ore.
Pur persistendo il lavoro tessile a domicilio a fianco della manifattura meccanizzata, in quel contesto storico si sviluppò il lavoro delle donne nelle fabbriche, prevalentemente tessili. L’età media variava dai 10 ai 30 anni. L’inserimento di donne e bambine, significava l’intenzione di ridurre il costo del lavoro, perchè i salari erano più bassi di almeno il 25%, rispetto agli uomini. Inoltre servivano dita agili, pazienza, sopportazione, doti prettamente femminili. Il ciclo produttivo era così intenso che molti stabilimenti avevano i dormitori o convitti, per cui la vita delle operaie e degli operai era tutta lì: reparto-dormitorio-reparto. Questi convitti erano anche chiamati “chiostri industriali” ed erano un ingranaggio essenziale per il buon funzionamento della macchina commerciale.

Con una produttività così ben organizzata è evidente come l’Italia potesse essere la seconda al mondo per quantità di filati prodotti e la prima per la qualità. Infatti, nel catalogo è scritto che per risolvere il problema della concorrenza straniera sulle fibre, nel 1895 venne creata in Italia una delle più grandi corderie, precisamente nello stabilimento di Cassano D’adda. Tanto produttiva che esportava fino in sud America ed estremo oriente. (…) Genova aveva una fiorentissima industria di filati di Canapa.

Sampierdarena, già nel 1786 era conosciuta per gli abili cordai che producevano filati di Canapa per l’industria navale, per gli armamenti e per le attrezzature dei velieri. La più famosa era la Corderia Carrena che era ubicata alla Fiumara. Nel 1844 lo stabilimento venne trasferito nell’ area vicino alla odierna Stazione Ferroviaria di Sampierdarena. Nel 1905 questa Corderia era la prima, per quantità di produzione, di tutto il mediterraneo. Nel 1906 apriva un’ altro stabilimento a Cornigliano, i terreni coltivati a Canapa erano 4000 mq. Nello stesso anno veniva accorpata anche la Corderia Raggio, che era già fiorente nel 1766, con il suo stabilimento di Borzoli. Gli stabilimenti erano prevalentemente al Nord, mentre al sud il maggiore era quello di Frattamaggiore, dove veniva coltivato 1/3 della Canapa destinata agli usi industriali tessili.
Lì la pianta cresceva facilmente per le migliori condizioni di clima e suolo.

La maggior parte dei derivati tessili della Canapa di tutti gli stabilimenti descritti nel Catalogo del Canapificio Nazionale erano destinati alla marina mercantile, marina militare, ferrovie, esercito. La totalità della produzione di canapiera venne messa tutta al servizio dello Stato in occasione del I° conflitto mondiale. Tanto che il Ministero dell’Industria arrivò a fondare un sindacato di Filatori e Tessitori di Canapa nel 1918. Inoltre molti stabilimenti dovettero aumentare la produzione e superare molte difficoltà, perchè dall’estero non arrivavano più filati di lino. E’ noto inoltre, che nel primo conflitto mondiale, furono i contadini ad essere mandati al fronte a morire nell’inferno delle trincee, mentre gli operai di tutte le industrie, comprese quelle canapiere, dovettero sostenere una colossale macchina bellica. L’abnegazione delle operaie e degli operai Canapieri è significativamente rappresentata dalla storia dello stabilimento di Crocetta Trevigiana.

Questo stabilimento venne fondato nel 1882: “da alcuni benemeriti pionieri dell’industria che volevano dotare il Veneto di un opificio che utilizzasse la fibra vegetale eminentemente italiana, allo scopo di produrre spaghi e cordami, merce tutta di grande consumo popolare e quindi di presumibile ampio smercio, ove la si fosse saputa lanciare sui mercati mondiali”.

“L’estensione complessiva della coltivazione della canapa in Italia è attualmente da valutare attorno ai 90.000-100.000 ettari. Al primo posto è decisamente l’Emilia, in particolare la provincia di Ferrara, dove circa il 12% di tutta la superficie è lavorato a canapa. Nelle vicine province di Bologna e Modena questa coltivazione raggiunge solamente il 4,5% e il 2% circa della superficie”.
(Relazione sulla coltivazione e la lavorazione della canapa in Italia,
 pubblicata dall’Ufficio per l’Interno del Reich, Berlino 1913).

L’industria Canapiera Italiana rimase fiorente ben oltre l’anno in cui fu stampato questo catalogo. Infatti ancora nel 1925, Benito Mussolini diceva, a proposito della Canapa e delle industrie Canapiere: “La Canapa è stata posta dal Duce, all’ordine del giorno della nazione, perchè per eccellenza autarchica è destinata ad emanciparci quanto più possibile dal gravoso tributo che abbiamo ancora verso l’estero nel settore delle fibre tessili. Non è solo il lato economico agrario, c’è anche il lato sociale la cui incidenza non potrebbe essere posta meglio in luce che dalla seguente cifra: 30.000 operai ai quali da lavoro l’industria canapiera italiana”.

Fu negli anni trenta che il regime fascista dichiarò l’hashish, un derivato ricreazionale, nemico della razza e droga da “negri”, nonostante che la coltivazione della canapa fosse studiata nelle scuole agrarie con tanto di manuali. Il processo storico che ci ha portato alle falsificazioni e alle mistificazioni odierne riguardo a questo vegetale, comincia anche in Italia negli anni trenta.

Durante la Seconda Guerra Mondiale però, la produzione medioeuropea e mediterranea tornava ad aumentare velocemente, perchè le fibre tessili e gli oli sativi diventavano più costosi. In più, esisteva l’esigenza di materie prime contenenti molta cellulosa da cui poter ricavare esplosivi ottenuti producendo nitrocellulosa.

A guerra finita il Consorzio Nazionale Canapa, sorto durante il fascismo per esigenze autarchiche, non pensò al miglioramento della produzione né a meccanizzare le varie fasi di lavorazione che avrebbero ridotto la fatica umana non più sopportabile dai nostri contadini, che polarizzarono i loro interessi su altre colture e sui tessuti di tipo industriale: rayon, naylon e cotone. Tra le varietà di canapa allora più coltivate ricordiamo la varietà “Carmagnola” e le derivate, quali la “Bolognese”, la “Nostrana”, la “Napoletana”. In Campania si coltivavano anche varietà di canapa turca. Il rifiuto delle faticose tecniche di macerazione, unitamente allo sviluppo dell’industria delle fibre sintetiche, all’aumento del  costo del lavoro, ma soprattutto all’applicazione dell’art. 26 del D.L.gs 309/90 (Legge antidroga Jervolino-Vassalli), hanno decretato la fine della canapicoltura in Italia. L’ingiusto decreto non ci ha evitato la pioggia di droga, ma ci ha impedito di fruire per molti anni dei fondi CEE (Regolamento 1308/70, rinnovato – Reg. 624/97 – da Franz Fischler, che prevede un contributo di un milione e 414.500 lire per l’ettaro) previsti per la coltivazione della canapa da fibra, per uso industriale. In realtà non è stato tanto il Decreto (il divieto fù anche in sede Comunitaria solo per la “Cannabis indica” con alto contenuto del principio attivo THC -tetraidrocannabinolo- con proprietà psicoattive e non per la “Canapa sativa” da fibra), quanto la difficoltà degli organismi di controllo di distinguere morfologicamente le due varietà, e per anni hanno trovato legittimo sequestrare, sanzionare e incriminare non solo chi era e chi è colpevole di reato, ma anche gli agricoltori che, magari a loro spese, hanno riprodotto con pazienza ed abnegazione le vecchie varietà, come nel caso degli agricoltori di Carmagnola (To), le cui sementi sono ancora sotto sequestro. E pensare che le nostre sementi erano considerate le migliori dagli agronomi e dai tecnici del settore.

Nel 1994 e 1995 la sola canapa coltivata ufficialmente in Italia, sotto lo stretto controllo delle forze dell’ordine, è stata quella presso l’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), organismo di ricerca statale. Tentativi di ricerca a scopo didattico
 (in Emilia e in Valle díAosta) sono stati repressi.

Nel 1997 la Comunità europea stabilisce che la reintroduzione della Canapa ad uso industriale sia diffusa e finanziata su tutto il territorio Europeo. Negli anni successivi, grazie a quel regolamento, nascono i primi negozi italiani tematici sulla Canapa. Un mezzo che veicola anche la diffusione dell’ auto-produzione di questa pianta per fini ricreativi.

Nel nostro paese ancora una volta però i governi che si succedono, di qualsiasi schieramento, agiscono in modo schizofrenico e per il vantaggio economico di pochi privilegiati, senza produrre una politica globale su questo vegetale.

Storia della Canapa Industriale in Italia


fonte:
1.Storia della canapa industriale in italia dal 1871 al 1923 di Cristina Bergoli


GUARDA ANCHE
Ecco Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana
https://cipiri12.blogspot.com/2019/05/canapa-nostra-il-nuovo-docu-film-sulla.html
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Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana

Ecco Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana



Canapa Nostra è un grido del popolo che vuole verità e giustizia, è la storia travagliata e appassionante di una pianta proibita che ha accompagnato l’uomo nella sua intera storia evolutiva. ??Il film-documentario è ora disponibile in download sulla piattaforma Distribuzioni Dal Basso tramite una donazione libera. - https://www.openddb.it/film/canapa-nostra/  -

Questa piattaforma mette a disposizione del pubblico svariati documentari di rilevanza socio-politica e ambientale; la donazione libera permette a chiunque di avere accesso a questi contenuti e sostiene con un piccolo contributo la produzione di film indipendenti (e scomodi) come questo che difficilmente trovano spazio sui canali distributivi classici.

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana




Canapa Nostra si divide in tre capitoli:
– “La storia della cannabis”, che ripercorre le tappe principali della storia agricola, industriale e legale di questa pianta, dalla preistoria fino al proibizionismo,
concentrandosi in particolare sul nostro paese.
– “Cannabis terapeutica”, un percorso chiarificante fatto di testimonianze dirette, per un approfondimento scientifico della terapeutica a base di cannabinoidi e degli ostacoli che incontra chi vuole curarsi con la cannabis.
– “Il ritorno della canapa”, capitolo conclusivo di un percorso ancora aperto, narra la vicenda del fenomeno cannabis light e illustra le potenzialità della cannabis in ambito industriale e alimentare, tra il ritorno di un’antica tradizione e le nuove scoperte che stanno facendo di questa pianta una risorsa al centro dell’attenzione mondiale, non solo per le sue proprietà terapeutiche.

«Crediamo che questa pianta farà parlare moltissimo di sé nei prossimi mesi e anni, e con questo documentario vogliamo contribuire a fare chiarezza sui temi più importanti legati ad essa» commenta il team di produzione.

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana


Dolce Vita ha creduto e supportato questo progetto
 da subito e come media partner siamo lieti oggi di presentarvi il trailer:

Canapa, una pianta fuorilegge.




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venerdì 10 maggio 2019

Demetrio Stratos

Demetrio Stratos :  Un musicista colto, un cantante della “voce”



Il 22 aprile del 1945 nasceva Demetrio Stratos.
Un musicista colto, un cantante della “voce”,
un ricercatore a tutto campo, animatore di una delle più belle formazioni musicali italiane – gli AREA – che hanno lasciato un segno indelebile nella storia musicale di questo paese.

Un omaggio a Demetrio…. la sua Internazionale!





Recensione scritta da Zarathustra per DeBaser.

Noi partiamo con questo concetto: che della voce sappiamo pochissimo, quasi niente.. e il primo pezzo che si trova sulla prima facciata di un disco che è uscito oggi, che si chiama "Cantare la voce", si chiama "Diplofonie, Triplofonie, Investigazioni" e... si tratta di utilizzare l'orecchio come microscopio per estrarre dei brandelli di suono o dividere, addirittura, dei brandelli di suono per cercare di spezzare il suono, entrare dentro il suono, spezzarlo in due e in tre parti. Come funziona, secondo il mio parere: la voce ehm... qui funziona come un veicolo che ogni tanto dà delle occhiate a destra e sinistra, in... piccole camere, e... queste occhiate rimbalzano come delle palline da ping pong. Queste palline da ping pong, che rimbalzano per simpatia, possono essere controllate."



 Demetrio Stratos - Diplofonia, Triplofonia, Investigazioni
- Live 1978 (da "Concerto All'Elfo" - 1978)

Stratos amava parlare alla gente comune dei suoi studi e delle sue teorie sulla voce-musica. Le sue elucubrazioni musicali lo portarono a recuperare la sacralità primitiva dello strumento-voce svincolato dal linguaggio e da quei meccanismi di controllo imposti dal Super-Io, che da sempre lo vogliono addomesticato ai dettami della "buona tecnica" o peggio, del bel canto.

Questo disco è l'estrema sintesi di anni e anni di studi ed esperimenti sulla voce effettuati in questa direzione. Non è dunque un disco di musica, semplicemente perchè la melodia è assente. E si badi bene, questa non è la tipica considerazione provocatoria del tipico denigratore: la musica non si vede proprio da queste parti.
Infatti, tecnicamente parlando, questo è un disco di vocalizzi ed escursioni vocali di varia natura: grugniti mescolati ad acuti ai limiti dell'umana concepibilità, come in "Passaggi 1, 2", gargarismi onomatopeici di ogni sorta ("Criptolmelodie Infantili"), grovigli vocali formati da più suoni simultanei che si sovrappongono "in itinere" (la stupefacente "Flautofonie ed altro").

Ma tutto ciò è nulla in confronto al piatto forte, la sconvolgente "Diplofonie, Triplofonie, Investigazioni". Sono troppo pavido per avventurarmi nella spiegazione di un pezzo simile, per questo ho deciso di affidarmi alle parole dello stesso Stratos (accuratamente trascritte attraverso la snervante tecnica del "play-pause"...). Quello che posso aggiungere è che c'è da rimanere letteralmente basìti per come la monodia tipica venga letteralmente polverizzata da difonie e triplofonie straordinariamente chiare, con vocalizzi che rappresentano a tutti gli effetti delle mini-orchestrazioni. Due tre suoni emessi contemporaneamente e facilmente distinguibili.. Insomma qualcosa di davvero aberrante.

Detto questo, a chi consigliare un disco simile ? Ovviamente solo a chi è particolarmente attratto dalle immense potenzialità della voce umana e dalle straordinarie capacità tecniche di Stratos. Anche per quelli, comunque, il disco richiede ascolti reiterati prima di poter essere apprezzato.



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domenica 7 aprile 2019

Simone: io so de Torre Maura, tu di dove sei?

Simone: io so de Torre Maura, tu di dove sei?

Simone: io so de Torre Maura, tu di dove sei?

“Io non ne ho fazione politica, io so de Torre Maura, tu di dove sei?”, è l’ultimo affondo di Simone contro chi è arrivato prontamente a Torre Maura a cavalcare l’odio per i propri interessi elettorali.



A cavalcare le proteste i militanti di CasaPound e Forza Nuova, che hanno incitato ancora di più i residenti a manifestare contro le famiglie in arrivo, tanto da costringere la sindaca di Roma a trasferire i 70 in un altro centro.

Non tutti però si sono lasciati trascinare dall’odio.

Simone, un ragazzo di soli 15 anni, ha deciso di prendere posizione contro chi incita a “bruciare vivi” i rom e i sinti arrivati nel quartiere e a “lasciarli morire di fame”.

“Questa gente è trattata come merce, nessuno deve essere lasciato indietro”. Simone affronta così CasaPound e i residenti del suo stesso quartiere.

Nonostante la sua giovane età, il ragazzo ha deciso di prendere posizione in un momento in cui andare controcorrente non è una scelta facile da fare.

“È sempre la stessa cosa, quando ti svaligia casa un rom tutti dobbiamo andargli contro, se lo fa un italiano allora stiamo tutti zitti. Si va sempre contro la minoranza, a me non mi sta bene”.

La risposta di Casapound mira a sminuire la presa di posizione di Simone, a farlo sentire solo nel suo voler difendere i più deboli: “Sei uno su cento, solo tu pensi queste cose”.

“Almeno io penso”, è la risposta di Simone. “Almeno io non mi faccio spingere dalle cose vostre per raccattare voti”.



Ha fatto molto discutere il tweet della scrittrice Elena Stancanelli, collaboratrice di diversi quotidiani italiani come Repubblica e Il Manifesto e da sempre molto impegnata nella divulgazione nelle scuole, riferito a Simone, il ragazzo che durante le proteste di Torre Maura ha affrontato in un confronto i militanti di Casapound .

La giornalista aveva commentato sul suo profilo Twitter il modo di esprimersi del 15enne: “Per carità, il pischello di Torre Maura, che gli vuoi dire, coraggioso… ma che uno a quell’età non sappia parlare in italiano non vi fa impressione?”.

In molti, sul web e sui social, hanno risposto alla Stancanelli dandole della “spocchiosa” o ritenendo quel suo tweet particolarmente inopportuno soprattutto alla luce delle intenzioni del ragazzo di Torre Maura, il quale voleva esprimere la sua opinione, contraria a quella di molti residenti del suo quartiere alla periferia est di Roma e, soprattutto, dei militanti dei gruppi di estrema destra.

E alla fine, fra i diversi commenti, è arrivato anche l’intervento di Fabrizio Comparelli, il professore di italiano e storia di Simone. Il professor Comparelli, con un lungo post sul suo profilo facebook, è infatti intervenuto in difesa del 15enne.

“Volevo dire alla signora Stancanelli che mi commuove il fatto che i giornalisti italiani si preoccupino così tanto della salvaguardia della lingua italiana… e soprattutto contribuiscano con interventi illuminanti e spesso risolutivi su questioni che toccano non solo le corde più intime del nostro essere umani, ma soprattutto la nostra capacità di analizzare i veri problemi della società (o delle società?) in cui viviamo quotidianamente. #simone è un ragazzo come tanti. Parla e scrive un ottimo italiano in classe. Quella fierezza, quella capacità di controbattere a delle argomentazioni poco consone non solo nella sostanza, ma espresse anche in maniera volgare dal linguaggio del corpo, mi piacerebbe poter dire di avergliela trasmessa io anche in parte infinitesimale. Ma non è così. È tutto merito suo. Io sono orgoglioso di Simone, e così tutti i miei amici e colleghi. Signora Stancanelli, io sono il professore di italiano e storia di Simone”



Anche un altro professore, Gianluca Costante, parlando con l’Ansa ha sostenuto che in quella occasione “Simone ha detto cose intelligenti e soprattutto coraggiose, esponendosi in una situazione difficile. La competenza linguistica consiste anche nel saper adottare registri differenti a seconda delle circostanze. Il ragazzo si è espresso correttamente: si rivolgeva a Casapound e non certo ad un gruppo di illustri accademici”.


Anche un altro professore, Gianluca Costante, parlando con l’Ansa ha sostenuto che in quella occasione “Simone ha detto cose intelligenti e soprattutto coraggiose, esponendosi in una situazione difficile. La competenza linguistica consiste anche nel saper adottare registri differenti a seconda delle circostanze. Il ragazzo si è espresso correttamente: si rivolgeva a Casapound e non certo ad un gruppo di illustri accademici”.

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