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lunedì 13 maggio 2019

Storia della Canapa Industriale in Italia

Storia della Canapa Industriale in Italia

STORIA DELLA CANAPA INDUSTRIALE IN ITALIA
La canapa è stata coltivata fin dal settimo secolo A.C., quando fu introdotta dalle popolazioni nomadi sciite che la portarono nel sud della Russia.
Da qui si propagò in tutta l’Europa centro settentrionale, in Asia Minore, Grecia, Italia, Francia.

Storia della Canapa Industriale in Italia

La data in cui la cannabis è stata introdotta in Europa è sconosciuta, ma probabilmente risale ad almeno 500 anni prima di Cristo, in quanto a Berlino è stata ritrovata un’urna contenente foglie e semi di cannabis risalente a 2.500 anni orsono. La sua coltivazione in Europa è stata massiccia per secoli. Vestiti di canapa sono stati comunissimi in Europa centrale e meridionale per centinaia di anni. Ma gli europei conoscevano, ovviamente, anche le potenzialità ricreative della pianta. Francois Rabelais ne scrive ampiamente nel sedicesimo secolo. L’uso della cannabis arrivò anche in Africa, secoli prima della colonizzazione europea. In Africa la cannabis era coltivata, utilizzata come fibra e come medicinale, inalata e a volte venerata in aree diversissime: dal Sud Africa al Congo al Marocco.

Storia della Canapa Industriale in Italia

Storia della Canapa Industriale in Italia

Storia della Canapa Industriale in Italia

Storia della Canapa Industriale in Italia

Storia della Canapa Industriale in Italia

[Quella che segue, è la storia delle industrie di filati ottenute da questa pianta,
in Italia dal 1873 al 1923]

Secondo alcune fonti in Italia la canapa è stata usata per millenni. In pipe preistoriche ritrovate nel Canavese sono state riscontrate alcune tracce. La regione ai piedi delle Alpi prende il nome di Canavese proprio dalla Canapa. In Italia, l’uso della canapa per produrre filati di altissima qualità con metodi industriali risale alla fine del 1700. L’ultima copia di un  Catalogo del Linificio e Canapificio Nazionale risale al 1923.Il valore di questo libro si aggira sui 250 euro, essendo considerato archeologia industriale. Questo catalogo venne stampato in copie limitate per i dirigenti degli stabilimenti industriali, in occasione del cinquantenario della fondazione del Canapificio Nazionale, cioè il 1873. E’ scritto in italiano, francese e inglese, contiene cenni storici e piantine topografiche dei campi e foto dei macchinari e sedi amministrative.

Voglio ricordare che la nascita del Linificio e Canapificio nazionale avvenne tre anni dopo l’effettiva unificazione nazionale, cioè dopo che Garibaldi entrò a Roma nel 1870. L’unità nazionale ha creato la necessità di un organismo unitario di industriali della Canapa. Il libro di cui sto parlando è equiparabile ad un moderno catalogo, che potrebbe stampare l’associazione industriali nazionale, per esempio per l’industria automobilistica. Insomma non erano drogati capelloni ma rispettabili e prestigiosi uomini d’affari.

Nel 1923, data di stampa del catalogo, queste industrie occupavano circa 20.000 persone. Producevano: filati greggi e candeggiati di Canapa per tessitura, tappeti, spaghi e corde, vele e sacchi, filati per cucire suole e per la pesca, cordame per marina e per ponteggi, gru, montacarichi, trasmissioni, cordicelle per tende, tende. Nonchè forniture per marina, esercito, ferrovie, poste, tabacchi, ospedali. Gli stabilimenti industriali erano una ventina, distribuiti prevalentemente al Nord. Il più moderno di tutti era quello di Lodi che fu costruito nel 1906, le tecnologie erano importate dall’Inghilterra, dove l’invenzione delle macchine a vapore aveva promosso quella che conosciamo come prima rivoluzione industriale.


Tutti gli stabilimenti erano vicino ad un corso d’acqua, che serviva sia per la produzione dell’energia a vapore necessaria a far funzionare gli impianti, che per la lavorazione del filato. Un’altra caratteristica comune a tutti gli stabilimenti era il ciclo di lavoro 24 ore su 24.

In prevalenza la mano d’opera era costituita da donne e
 bambine che lavoravano di giorno e di notte anche 16 ore.
Pur persistendo il lavoro tessile a domicilio a fianco della manifattura meccanizzata, in quel contesto storico si sviluppò il lavoro delle donne nelle fabbriche, prevalentemente tessili. L’età media variava dai 10 ai 30 anni. L’inserimento di donne e bambine, significava l’intenzione di ridurre il costo del lavoro, perchè i salari erano più bassi di almeno il 25%, rispetto agli uomini. Inoltre servivano dita agili, pazienza, sopportazione, doti prettamente femminili. Il ciclo produttivo era così intenso che molti stabilimenti avevano i dormitori o convitti, per cui la vita delle operaie e degli operai era tutta lì: reparto-dormitorio-reparto. Questi convitti erano anche chiamati “chiostri industriali” ed erano un ingranaggio essenziale per il buon funzionamento della macchina commerciale.

Con una produttività così ben organizzata è evidente come l’Italia potesse essere la seconda al mondo per quantità di filati prodotti e la prima per la qualità. Infatti, nel catalogo è scritto che per risolvere il problema della concorrenza straniera sulle fibre, nel 1895 venne creata in Italia una delle più grandi corderie, precisamente nello stabilimento di Cassano D’adda. Tanto produttiva che esportava fino in sud America ed estremo oriente. (…) Genova aveva una fiorentissima industria di filati di Canapa.

Sampierdarena, già nel 1786 era conosciuta per gli abili cordai che producevano filati di Canapa per l’industria navale, per gli armamenti e per le attrezzature dei velieri. La più famosa era la Corderia Carrena che era ubicata alla Fiumara. Nel 1844 lo stabilimento venne trasferito nell’ area vicino alla odierna Stazione Ferroviaria di Sampierdarena. Nel 1905 questa Corderia era la prima, per quantità di produzione, di tutto il mediterraneo. Nel 1906 apriva un’ altro stabilimento a Cornigliano, i terreni coltivati a Canapa erano 4000 mq. Nello stesso anno veniva accorpata anche la Corderia Raggio, che era già fiorente nel 1766, con il suo stabilimento di Borzoli. Gli stabilimenti erano prevalentemente al Nord, mentre al sud il maggiore era quello di Frattamaggiore, dove veniva coltivato 1/3 della Canapa destinata agli usi industriali tessili.
Lì la pianta cresceva facilmente per le migliori condizioni di clima e suolo.

La maggior parte dei derivati tessili della Canapa di tutti gli stabilimenti descritti nel Catalogo del Canapificio Nazionale erano destinati alla marina mercantile, marina militare, ferrovie, esercito. La totalità della produzione di canapiera venne messa tutta al servizio dello Stato in occasione del I° conflitto mondiale. Tanto che il Ministero dell’Industria arrivò a fondare un sindacato di Filatori e Tessitori di Canapa nel 1918. Inoltre molti stabilimenti dovettero aumentare la produzione e superare molte difficoltà, perchè dall’estero non arrivavano più filati di lino. E’ noto inoltre, che nel primo conflitto mondiale, furono i contadini ad essere mandati al fronte a morire nell’inferno delle trincee, mentre gli operai di tutte le industrie, comprese quelle canapiere, dovettero sostenere una colossale macchina bellica. L’abnegazione delle operaie e degli operai Canapieri è significativamente rappresentata dalla storia dello stabilimento di Crocetta Trevigiana.

Questo stabilimento venne fondato nel 1882: “da alcuni benemeriti pionieri dell’industria che volevano dotare il Veneto di un opificio che utilizzasse la fibra vegetale eminentemente italiana, allo scopo di produrre spaghi e cordami, merce tutta di grande consumo popolare e quindi di presumibile ampio smercio, ove la si fosse saputa lanciare sui mercati mondiali”.

“L’estensione complessiva della coltivazione della canapa in Italia è attualmente da valutare attorno ai 90.000-100.000 ettari. Al primo posto è decisamente l’Emilia, in particolare la provincia di Ferrara, dove circa il 12% di tutta la superficie è lavorato a canapa. Nelle vicine province di Bologna e Modena questa coltivazione raggiunge solamente il 4,5% e il 2% circa della superficie”.
(Relazione sulla coltivazione e la lavorazione della canapa in Italia,
 pubblicata dall’Ufficio per l’Interno del Reich, Berlino 1913).

L’industria Canapiera Italiana rimase fiorente ben oltre l’anno in cui fu stampato questo catalogo. Infatti ancora nel 1925, Benito Mussolini diceva, a proposito della Canapa e delle industrie Canapiere: “La Canapa è stata posta dal Duce, all’ordine del giorno della nazione, perchè per eccellenza autarchica è destinata ad emanciparci quanto più possibile dal gravoso tributo che abbiamo ancora verso l’estero nel settore delle fibre tessili. Non è solo il lato economico agrario, c’è anche il lato sociale la cui incidenza non potrebbe essere posta meglio in luce che dalla seguente cifra: 30.000 operai ai quali da lavoro l’industria canapiera italiana”.

Fu negli anni trenta che il regime fascista dichiarò l’hashish, un derivato ricreazionale, nemico della razza e droga da “negri”, nonostante che la coltivazione della canapa fosse studiata nelle scuole agrarie con tanto di manuali. Il processo storico che ci ha portato alle falsificazioni e alle mistificazioni odierne riguardo a questo vegetale, comincia anche in Italia negli anni trenta.

Durante la Seconda Guerra Mondiale però, la produzione medioeuropea e mediterranea tornava ad aumentare velocemente, perchè le fibre tessili e gli oli sativi diventavano più costosi. In più, esisteva l’esigenza di materie prime contenenti molta cellulosa da cui poter ricavare esplosivi ottenuti producendo nitrocellulosa.

A guerra finita il Consorzio Nazionale Canapa, sorto durante il fascismo per esigenze autarchiche, non pensò al miglioramento della produzione né a meccanizzare le varie fasi di lavorazione che avrebbero ridotto la fatica umana non più sopportabile dai nostri contadini, che polarizzarono i loro interessi su altre colture e sui tessuti di tipo industriale: rayon, naylon e cotone. Tra le varietà di canapa allora più coltivate ricordiamo la varietà “Carmagnola” e le derivate, quali la “Bolognese”, la “Nostrana”, la “Napoletana”. In Campania si coltivavano anche varietà di canapa turca. Il rifiuto delle faticose tecniche di macerazione, unitamente allo sviluppo dell’industria delle fibre sintetiche, all’aumento del  costo del lavoro, ma soprattutto all’applicazione dell’art. 26 del D.L.gs 309/90 (Legge antidroga Jervolino-Vassalli), hanno decretato la fine della canapicoltura in Italia. L’ingiusto decreto non ci ha evitato la pioggia di droga, ma ci ha impedito di fruire per molti anni dei fondi CEE (Regolamento 1308/70, rinnovato – Reg. 624/97 – da Franz Fischler, che prevede un contributo di un milione e 414.500 lire per l’ettaro) previsti per la coltivazione della canapa da fibra, per uso industriale. In realtà non è stato tanto il Decreto (il divieto fù anche in sede Comunitaria solo per la “Cannabis indica” con alto contenuto del principio attivo THC -tetraidrocannabinolo- con proprietà psicoattive e non per la “Canapa sativa” da fibra), quanto la difficoltà degli organismi di controllo di distinguere morfologicamente le due varietà, e per anni hanno trovato legittimo sequestrare, sanzionare e incriminare non solo chi era e chi è colpevole di reato, ma anche gli agricoltori che, magari a loro spese, hanno riprodotto con pazienza ed abnegazione le vecchie varietà, come nel caso degli agricoltori di Carmagnola (To), le cui sementi sono ancora sotto sequestro. E pensare che le nostre sementi erano considerate le migliori dagli agronomi e dai tecnici del settore.

Nel 1994 e 1995 la sola canapa coltivata ufficialmente in Italia, sotto lo stretto controllo delle forze dell’ordine, è stata quella presso l’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), organismo di ricerca statale. Tentativi di ricerca a scopo didattico
 (in Emilia e in Valle díAosta) sono stati repressi.

Nel 1997 la Comunità europea stabilisce che la reintroduzione della Canapa ad uso industriale sia diffusa e finanziata su tutto il territorio Europeo. Negli anni successivi, grazie a quel regolamento, nascono i primi negozi italiani tematici sulla Canapa. Un mezzo che veicola anche la diffusione dell’ auto-produzione di questa pianta per fini ricreativi.

Nel nostro paese ancora una volta però i governi che si succedono, di qualsiasi schieramento, agiscono in modo schizofrenico e per il vantaggio economico di pochi privilegiati, senza produrre una politica globale su questo vegetale.

Storia della Canapa Industriale in Italia


fonte:
1.Storia della canapa industriale in italia dal 1871 al 1923 di Cristina Bergoli


GUARDA ANCHE
Ecco Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana
https://cipiri12.blogspot.com/2019/05/canapa-nostra-il-nuovo-docu-film-sulla.html
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Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana

Ecco Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana



Canapa Nostra è un grido del popolo che vuole verità e giustizia, è la storia travagliata e appassionante di una pianta proibita che ha accompagnato l’uomo nella sua intera storia evolutiva. ??Il film-documentario è ora disponibile in download sulla piattaforma Distribuzioni Dal Basso tramite una donazione libera. - https://www.openddb.it/film/canapa-nostra/  -

Questa piattaforma mette a disposizione del pubblico svariati documentari di rilevanza socio-politica e ambientale; la donazione libera permette a chiunque di avere accesso a questi contenuti e sostiene con un piccolo contributo la produzione di film indipendenti (e scomodi) come questo che difficilmente trovano spazio sui canali distributivi classici.

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana




Canapa Nostra si divide in tre capitoli:
– “La storia della cannabis”, che ripercorre le tappe principali della storia agricola, industriale e legale di questa pianta, dalla preistoria fino al proibizionismo,
concentrandosi in particolare sul nostro paese.
– “Cannabis terapeutica”, un percorso chiarificante fatto di testimonianze dirette, per un approfondimento scientifico della terapeutica a base di cannabinoidi e degli ostacoli che incontra chi vuole curarsi con la cannabis.
– “Il ritorno della canapa”, capitolo conclusivo di un percorso ancora aperto, narra la vicenda del fenomeno cannabis light e illustra le potenzialità della cannabis in ambito industriale e alimentare, tra il ritorno di un’antica tradizione e le nuove scoperte che stanno facendo di questa pianta una risorsa al centro dell’attenzione mondiale, non solo per le sue proprietà terapeutiche.

«Crediamo che questa pianta farà parlare moltissimo di sé nei prossimi mesi e anni, e con questo documentario vogliamo contribuire a fare chiarezza sui temi più importanti legati ad essa» commenta il team di produzione.

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana

Canapa Nostra, il nuovo docu-film sulla canapa italiana


Dolce Vita ha creduto e supportato questo progetto
 da subito e come media partner siamo lieti oggi di presentarvi il trailer:

Canapa, una pianta fuorilegge.




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venerdì 10 maggio 2019

Demetrio Stratos

Demetrio Stratos :  Un musicista colto, un cantante della “voce”



Il 22 aprile del 1945 nasceva Demetrio Stratos.
Un musicista colto, un cantante della “voce”,
un ricercatore a tutto campo, animatore di una delle più belle formazioni musicali italiane – gli AREA – che hanno lasciato un segno indelebile nella storia musicale di questo paese.

Un omaggio a Demetrio…. la sua Internazionale!





Recensione scritta da Zarathustra per DeBaser.

Noi partiamo con questo concetto: che della voce sappiamo pochissimo, quasi niente.. e il primo pezzo che si trova sulla prima facciata di un disco che è uscito oggi, che si chiama "Cantare la voce", si chiama "Diplofonie, Triplofonie, Investigazioni" e... si tratta di utilizzare l'orecchio come microscopio per estrarre dei brandelli di suono o dividere, addirittura, dei brandelli di suono per cercare di spezzare il suono, entrare dentro il suono, spezzarlo in due e in tre parti. Come funziona, secondo il mio parere: la voce ehm... qui funziona come un veicolo che ogni tanto dà delle occhiate a destra e sinistra, in... piccole camere, e... queste occhiate rimbalzano come delle palline da ping pong. Queste palline da ping pong, che rimbalzano per simpatia, possono essere controllate."



 Demetrio Stratos - Diplofonia, Triplofonia, Investigazioni
- Live 1978 (da "Concerto All'Elfo" - 1978)

Stratos amava parlare alla gente comune dei suoi studi e delle sue teorie sulla voce-musica. Le sue elucubrazioni musicali lo portarono a recuperare la sacralità primitiva dello strumento-voce svincolato dal linguaggio e da quei meccanismi di controllo imposti dal Super-Io, che da sempre lo vogliono addomesticato ai dettami della "buona tecnica" o peggio, del bel canto.

Questo disco è l'estrema sintesi di anni e anni di studi ed esperimenti sulla voce effettuati in questa direzione. Non è dunque un disco di musica, semplicemente perchè la melodia è assente. E si badi bene, questa non è la tipica considerazione provocatoria del tipico denigratore: la musica non si vede proprio da queste parti.
Infatti, tecnicamente parlando, questo è un disco di vocalizzi ed escursioni vocali di varia natura: grugniti mescolati ad acuti ai limiti dell'umana concepibilità, come in "Passaggi 1, 2", gargarismi onomatopeici di ogni sorta ("Criptolmelodie Infantili"), grovigli vocali formati da più suoni simultanei che si sovrappongono "in itinere" (la stupefacente "Flautofonie ed altro").

Ma tutto ciò è nulla in confronto al piatto forte, la sconvolgente "Diplofonie, Triplofonie, Investigazioni". Sono troppo pavido per avventurarmi nella spiegazione di un pezzo simile, per questo ho deciso di affidarmi alle parole dello stesso Stratos (accuratamente trascritte attraverso la snervante tecnica del "play-pause"...). Quello che posso aggiungere è che c'è da rimanere letteralmente basìti per come la monodia tipica venga letteralmente polverizzata da difonie e triplofonie straordinariamente chiare, con vocalizzi che rappresentano a tutti gli effetti delle mini-orchestrazioni. Due tre suoni emessi contemporaneamente e facilmente distinguibili.. Insomma qualcosa di davvero aberrante.

Detto questo, a chi consigliare un disco simile ? Ovviamente solo a chi è particolarmente attratto dalle immense potenzialità della voce umana e dalle straordinarie capacità tecniche di Stratos. Anche per quelli, comunque, il disco richiede ascolti reiterati prima di poter essere apprezzato.



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domenica 7 aprile 2019

Simone: io so de Torre Maura, tu di dove sei?

Simone: io so de Torre Maura, tu di dove sei?

Simone: io so de Torre Maura, tu di dove sei?

“Io non ne ho fazione politica, io so de Torre Maura, tu di dove sei?”, è l’ultimo affondo di Simone contro chi è arrivato prontamente a Torre Maura a cavalcare l’odio per i propri interessi elettorali.



A cavalcare le proteste i militanti di CasaPound e Forza Nuova, che hanno incitato ancora di più i residenti a manifestare contro le famiglie in arrivo, tanto da costringere la sindaca di Roma a trasferire i 70 in un altro centro.

Non tutti però si sono lasciati trascinare dall’odio.

Simone, un ragazzo di soli 15 anni, ha deciso di prendere posizione contro chi incita a “bruciare vivi” i rom e i sinti arrivati nel quartiere e a “lasciarli morire di fame”.

“Questa gente è trattata come merce, nessuno deve essere lasciato indietro”. Simone affronta così CasaPound e i residenti del suo stesso quartiere.

Nonostante la sua giovane età, il ragazzo ha deciso di prendere posizione in un momento in cui andare controcorrente non è una scelta facile da fare.

“È sempre la stessa cosa, quando ti svaligia casa un rom tutti dobbiamo andargli contro, se lo fa un italiano allora stiamo tutti zitti. Si va sempre contro la minoranza, a me non mi sta bene”.

La risposta di Casapound mira a sminuire la presa di posizione di Simone, a farlo sentire solo nel suo voler difendere i più deboli: “Sei uno su cento, solo tu pensi queste cose”.

“Almeno io penso”, è la risposta di Simone. “Almeno io non mi faccio spingere dalle cose vostre per raccattare voti”.



Ha fatto molto discutere il tweet della scrittrice Elena Stancanelli, collaboratrice di diversi quotidiani italiani come Repubblica e Il Manifesto e da sempre molto impegnata nella divulgazione nelle scuole, riferito a Simone, il ragazzo che durante le proteste di Torre Maura ha affrontato in un confronto i militanti di Casapound .

La giornalista aveva commentato sul suo profilo Twitter il modo di esprimersi del 15enne: “Per carità, il pischello di Torre Maura, che gli vuoi dire, coraggioso… ma che uno a quell’età non sappia parlare in italiano non vi fa impressione?”.

In molti, sul web e sui social, hanno risposto alla Stancanelli dandole della “spocchiosa” o ritenendo quel suo tweet particolarmente inopportuno soprattutto alla luce delle intenzioni del ragazzo di Torre Maura, il quale voleva esprimere la sua opinione, contraria a quella di molti residenti del suo quartiere alla periferia est di Roma e, soprattutto, dei militanti dei gruppi di estrema destra.

E alla fine, fra i diversi commenti, è arrivato anche l’intervento di Fabrizio Comparelli, il professore di italiano e storia di Simone. Il professor Comparelli, con un lungo post sul suo profilo facebook, è infatti intervenuto in difesa del 15enne.

“Volevo dire alla signora Stancanelli che mi commuove il fatto che i giornalisti italiani si preoccupino così tanto della salvaguardia della lingua italiana… e soprattutto contribuiscano con interventi illuminanti e spesso risolutivi su questioni che toccano non solo le corde più intime del nostro essere umani, ma soprattutto la nostra capacità di analizzare i veri problemi della società (o delle società?) in cui viviamo quotidianamente. #simone è un ragazzo come tanti. Parla e scrive un ottimo italiano in classe. Quella fierezza, quella capacità di controbattere a delle argomentazioni poco consone non solo nella sostanza, ma espresse anche in maniera volgare dal linguaggio del corpo, mi piacerebbe poter dire di avergliela trasmessa io anche in parte infinitesimale. Ma non è così. È tutto merito suo. Io sono orgoglioso di Simone, e così tutti i miei amici e colleghi. Signora Stancanelli, io sono il professore di italiano e storia di Simone”



Anche un altro professore, Gianluca Costante, parlando con l’Ansa ha sostenuto che in quella occasione “Simone ha detto cose intelligenti e soprattutto coraggiose, esponendosi in una situazione difficile. La competenza linguistica consiste anche nel saper adottare registri differenti a seconda delle circostanze. Il ragazzo si è espresso correttamente: si rivolgeva a Casapound e non certo ad un gruppo di illustri accademici”.


Anche un altro professore, Gianluca Costante, parlando con l’Ansa ha sostenuto che in quella occasione “Simone ha detto cose intelligenti e soprattutto coraggiose, esponendosi in una situazione difficile. La competenza linguistica consiste anche nel saper adottare registri differenti a seconda delle circostanze. Il ragazzo si è espresso correttamente: si rivolgeva a Casapound e non certo ad un gruppo di illustri accademici”.

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CACCAPOUND NON PAGA LE BOLLETTE...
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sabato 6 aprile 2019

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sabato 23 marzo 2019

Salvini è un rozzo mi preoccupano destra e razzismo

Salvini è un rozzo   mi preoccupano destra e razzismo


D’Alema:
 “Salvini è un rozzo 
mi preoccupano destra e razzismo”


“È veramente stupefacente che una personalità rozza come Salvini possa godere di una qualche popolarità in un paese civile come l’Italia”. A dirlo è Massimo D’Alema che in un’intervista a tutto campo sull’avanzata del sovranismo in Europa (e in Italia) si dice “preoccupato per questa destra, per il razzismo e per la chiusura verso gli immigrati” che sta trasformando l’Europa in un continente vecchio e impaurito. “E se l’Europa si chiude al mondo è spacciata”, avverte D’Alema.



Per il presidente della Fondazione ItalianiEuropei per vincere questa sfida contro il sovranismo è necessario cogliere soprattutto un aspetto. “Il sovranismo vuole riprendersi una sovranità popolare, cioè un controllo politico sui processi economici. E questa esigenza è reale”. Ma attenzione. Perché questa volontà di affermare una sovranità politica si sta traducendo solo nell’impedire ai migranti di sbarcare sulle nostre coste. “È questo il dominio della politica? Nella ferocia contro i poveri?” si chiede D’Alema, “mentre il sovranismo si dimostra invece impotente verso i grandi gruppi finanziari internazionali e verso i grandi monopoli dell’informazione e della Rete che sono dominanti e che si possono affrontare sol tanto rafforzando l’Europa”.


In questo contesto di lotta all’immigrazione la destra cavalca queste paure e le alimenta, c’è un elemento di brutalità ma anche di incultura e di mancanza di visione del futuro del paese. Per D’Alema questo clima contro gli immigrati o contro l’Islam che serpeggia in maniera velenosa anche nel nostro paese “viene creato da chi agita queste paure al fine di costruire un facile consenso. Quando invece la convivenza con gli altri è qualcosa di molto complesso e delicato che richiede alla politica proprio una particolare responsabilità”.

“La verità – conclude D’Alema – è che il mondo musulmano, stando ai numeri e stando ai fatti, è soprattutto vittima. E invece viene raffigurato come una minaccia. Certo quella minaccia esiste, ed è all’interno di quel mondo, ma i primi ad esserne colpiti sono soprattutto i musulmani. Questo dovrebbe aiutarci ad avere un atteggiamento diverso verso questo mondo e a capire che bisogna combattere i germi della violenza e dell’intolleranza ovunque essi si manifestino”.

Rispetto alla decisione da parte del Governo italiano di concedere alla fondazione di Steve Bannon, ex stratega di Trump, l’Abbazia di Trisulti, nel frusinate, per permettergli di trasformarla in una scuola di populismo e di sovranisti dove “allevare” i piccoli Orban e i piccoli Salvini del domani, D’Alema è stato tranchant: “Credo che Bannon è sufficientemente ricco per trovare casa da solo senza che gliela debba dare lo Stato italiano”.

DI GIUSEPPE ROLLI

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Arrestate Matteo Salvini
Non è il Ministro della sicurezza, è il ministro della guerra civile: trattiene impunemente gente inerme in ostaggio, si sostituisce ai magistrati nell’indicare reati, celebra processi sommari pronunciando a mezzo stampa sentenze che prevedono il carcere per chi non condivide la sua disumanità. Salvini è un pericolo per la nostra democrazia e continuare a sottovalutarne la natura eversiva è una responsabilità che non voglio condividere...
https://cipiri.blogspot.com/2019/03/arrestate-matteo-salvini.html



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martedì 19 marzo 2019

Olgettina Avvelenata col Metodo Russo "Voleva Parlare"

Metodo russo sbarca in Italia:   Imane avvelenata con “mix di sostanze radioattive”

Metodo russo sbarca in Italia: 
Imane avvelenata con “mix di sostanze radioattive”

È morta dopo un lungo ricovero in ospedale per un “mix di sostanze radioattive”. Sostanze, però, diverse dal polonio. E prima di morire ha telefonato al fratello e all’avvocato, per dire la stessa identica frase: “Mi hanno avvelenato“. È un vero e proprio mistero quello legato alla morte di Imane Fadil, modella marocchina di 34 anni, testimone del processo Ruby ter, che vede tra gli imputati l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Due mesi fa aveva chiesto di costituirsi parte civile: richiesta rigettata dai giudici. La procura di Milano ha aperto un’indagine per omicidio volontario e sono stati gli esiti degli esami tossicologici disposti lo scorso 26 febbraio dai medici dell’Humanitas di Rozzano, dove era ricoverata, ed effettuati in un centro specializzato di Pavia a evidenziare che la donna è deceduta a causa di un “mix di sostanze radioattive”. Gli esiti, scrive l’Ansa, sono arrivati il 6 marzo e trasmessi immediatamente dallo stesso Ospedale alla Procura di Milano.



Imane Fadil racconta di avere paura di Silvio Berlusconi e di essere stata contattata per ricevere dei soldi in cambio del suo silenzio. La ragazza accusa anche la stampa di non aver detto la verità e in qualche modo tentato di screditare le sua persona definendola escort e olgettina.

La giovane, insieme ad Ambra Battilana e Chiara Danese, aveva raccontato agli inquirenti delle cosiddette “cene eleganti” di Arcore, cioè le serate hot passate alla storia come il bunga bunga. Fadil aveva partecipato a otto di quelle cene. Qualche tempo dopo si era presentata in procura, diventando testimone del caso Ruby. Le tre ragazze, che avevano chiesto di costituirsi come parte civile, erano però state escluse dal filone principale del processo Ruby ter perchè i giudici della settima sezione penale, davanti ai quali si celebra la tranche principale del processo che vede imputati Berlusconi e altre 27 persone per corruzione in atti giudiziari, (compresa Karima El Mahroug e molte altre olgettine che avrebbero testimoniato il falso), avevano ritenuto che i reati contestati non ledessero direttamente le tre ragazze, ma ‘offendessero’ lo Stato. Imane, Ambra e Chiara avevano anche intavolato una trattativa con la senatrice di Forza Italia, Maria Rosaria Rossi, fedelissima di  Berlusconi, per un risarcimento in sede stragiudiziale. Da indiscrezioni era trapelato che avessero chiesto danni per 2 milioni di euro. L’accordo, però, non era stato raggiunto e le trattative erano saltate. Le tre ragazze, a quel punto, avevano chiesto di costituirsi parte civile anche in una altro filone del processo, che vede imputati Berlusconi e la showgirl Roberta Bonasia, pendente davanti ai giudici della quarta sezione penale e che presto verrà riunito con quello principale. A margine di una delle udienze, a cui non mancava mai, la modella 34enne aveva raccontato che stava scrivendo un libro sulle “cene eleganti“.

Il caso dell’ex avvocato di Ruby –Recentemente, tra l’altro, il caso Ruby era tornato al centro della cronaca quando il procuratore aggiunto Siciliano e il sostituto Luca Gaglio avevano ascoltato come persona informata sui fatti la socia di studio dell’avvocato Egidio Verzini, morto col suicidio assistito in Svizzera il 5 dicembre, dopo che il giorno precedente aveva raccontato, in un comunicato affidato all’Ansa, che Berlusconi avrebbe versato 5 milioni di euro a Karima El Mahroug, con i soldi transitati da Antigua in Messico. Verzini fu legale di Ruby nel 2011. La sua socia di studio ha confermato che il legale decise di fare quelle rivelazioni per una “esigenza di giustizia” e per un “dovere etico“, come da lui stesso scritto nel comunicato, ma che lei non sapeva altro su questa sua scelta. Verzini era già stato sentito quattro volte nel corso delle indagini, avvalendosi più volte del segreto professionale: era anche un teste dell’accusa nel processo in corso. Nel comunicato diffuso un giorno prima di morire parlò di “un pagamento di 5 milioni di euro eseguito tramite la banca Antigua Commercial Bank su un conto presso una banca in Messico”, sostenendo che la “operazione Ruby” sarebbe stata “interamente diretta dall’avvocato Ghedini con la collaborazione di Luca Risso”, ex compagno di Karima. Lo storico legale di Berlusconi aveva annunciato querela. Nell’ultima riga del comunicato Verzini aveva scritto di essere “in possesso di ulteriori elementi ed informazioni documentate“. Ed è proprio su questo aspetto, ossia sulla ricerca di carte e documenti per trovare riscontri alle sue dichiarazioni, che si stanno concentrando le indagini in corso dei pm, i quali poi depositeranno gli atti dei nuovi accertamenti nel dibattimento in corso. Il processo ha al centro i milioni di euro che l’ex premier avrebbe versato a Ruby e alle ‘Olgettine’ per ottenere il silenzio o la reticenza sulle serate ad Arcore. A quel processo Imane Fadil voleva costituirsi parte civile. Poi il 29 gennaio è finita in ospedale: stava male, sosteneva di essere stata avvelenata. È morta dopo un mese di agonia.




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lunedì 11 febbraio 2019

SOLDI MAHMOOD SANREMO 2019



 Al Festival di Sanremo 2019,
Mahmood ha portato una canzone dal titolo Soldi.

Quali sono le parole? :

Di seguito il testo di Soldi di Mahmood:

In periferia fa molto caldo
Mamma stai tranquilla sto arrivando
Te la prenderai per un bugiardo
Ti sembrava amore era altro
Beve champagne sotto Ramadan
Alla TV danno Jackie Chan
Fuma narghilè mi chiede come va
Mi chiede come va come va come va
Sai già come va come va come va
Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai
Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei
È difficile stare al mondo quando perdi l’orgoglio lasci casa in un giorno
Tu dimmi se Pensavi solo ai soldi soldi
Come se avessi avuto soldi
Dimmi se ti manco o te ne fotti
Mi chiedevi come va come va come va
Adesso come va come va come va
Ciò che devi dire non l’hai detto
Tradire è una pallottola nel petto
Prendi tutta la tua carità
Menti a casa ma lo sai che lo sa
Su una sedia lei mi chiederà
Mi chiede come va come va come va
Sai già come va come va come va
Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai
Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei
È difficile stare al mondo Quando perdi l’orgoglio
Ho capito in un secondo che tu da me
Volevi solo soldi Come se avessi avuto soldi
Prima mi parlavi fino a tardi
Mi chiedevi come va come va come va
Adesso come va come va come va
Waladi waladi habibi ta’aleena
Mi dicevi giocando giocando con aria fiera
Waladi waladi habibi sembrava vera
La voglia la voglia di tornare come prima
Io da te non ho voluto soldi…
È difficile stare al mondo
Quando perdi l’orgoglio
Lasci casa in un giorno
Tu dimmi se Volevi solo soldi soldi
Come se avessi avuto soldi
Lasci la città ma nessuno lo sa
Ieri eri qua ora dove sei papà
Mi chiedi come va come va come va
Sai già come va come va come va.


"Il pezzo non parla di soldi a livello materiale ma di come possono cambiare i rapporti all'interno di una famiglia ", ha spiegato Mahmood.

Di cosa parla “Soldi”, la canzone che ha vinto Sanremo? È la domanda che in molti si stanno facendo all’indomani della vittoria di Mahmood al Festival di Sanremo. Il brano scritto da Alessandro, questo il nome del cantautore italo-egiziano nato e cresciuto nella periferia milanese, ruota attorno alla figura del padre che se ne è andato e non è più tornato. Il testo parla di periferie, di interni in cui si fuma il narghilè e si beve champagne, c’è il Ramadan, ma anche Jackie Chan.

Il pezzo è nato dopo una lunga gestazione, come ha spiegato Mahmood : scritta su un vecchio beat, racconta, è stato grazie a Dardust e Charlie Charles che ha acquisito sonorità e ritmica che l’hanno resa più incisiva e più moderna. “Il pezzo non parla di soldi a livello materiale ma di come possono cambiare i rapporti all’interno di una famiglia – ha spiegato Mahmood -.
È un pezzo che racconta una storia di una famiglia non tradizionale, tutto qua.
Io non parlo arabo, ma ci sono delle frasi che mi ricordo, che fanno parte della mia infanzia ed era un modo perfetto, cantare quelle frasi mi rimanda proprio a una determinata scena, a un momento”.

“Chi lavora con me, chi è nel mio team aveva già capito che potevo migliorare nella scrittura ed è stato così, perché quando ho firmato con la Universal, non è che sono uscito subito col disco, è stato un lavoro graduale, ho fatto delle session con autori, per migliorare un po’, aprire anche le melodie perché magari rimanevo un po’ nelle stesse note. È stato un lavoro duro, però io ce l’ho messa veramente tutta, perché alla fine è questo che vogliono fare nella vita e grazie a dio i miei frutti sto iniziando un po’ a raccoglierli”.

Alla produzione del pezzo portato sul palco dell’Ariston due producer di tendenza come Dario Faini (Dardust) e Charlie Charles. Il primo ha anche condotto l’orchestra durante l’esibizione, il secondo è il golden boy della trap italiana.

Condivido uno dei post più significativi tra quelli pubblicati sulle pagine Facebook in quanto parla della storia di un certo "Alessandro Mahmoud", del suo impegno negli studi, della gavetta e dei suoi successi.


Condivido uno dei post più significativi tra quelli pubblicati sulle pagine Facebook in quanto parla della storia di un certo "Alessandro Mahmoud", del suo impegno negli studi, della gavetta e dei suoi successi. È il post di Laura Guartieri, insegnante di musica, pubblicato su #Quando “IL GRATOSOGLIO” era vivissimo e noi il futuro...
“Ho avuto la fortuna di essere stata, per un breve periodo, tra gli insegnanti che hanno seguito Alessandro Mahmoud ai suoi primi passi nello studio della musica e del canto: ricordo ancora come cantasse Stevie Wonder strepitosamente per avere 12/13 anni. Non avevo idea che venisse proprio dal quartiere dove io sono nata cresciuta e francamente non comprendo come, anziché gioire con lui per il risultato di anni di studi, sacrifici e gavetta (oltre ad un innegabile talento) qualcuno si ostini a dargli addosso. Certo questo "rompe" certi luoghi comuni e pregiudizi: leggo roba tipo "e prima faceva il pusher o vendeva kebab? " (come se le due cose fossero parificabili) ... Quindi è il fatto che la storia di Alessandro non sia esattamente quella
che voi avete stampata fissa in testa per tutti a darvi così fastidio?
Storia che evidentemente non conoscete: 13-14 anni di studi e di soddisfazioni, da xfactor a Sanremo giovani qualche anno fa, al fatto che portano anche la sua firma 2 dei maggiori successi degli ultimi mesi come "Nero Bali" (bravi-pequeno-elodie) o "Hola" di Mengoni (oltre ad altri brani dell'album). Canzoni che probabilmente avete ascoltato e ballato, voi o i vostri figli, senza preoccuparvi troppo di sapere "da dove" provenissero.
Eh certo, avreste avuto più soddisfazione a leggere sui giornali che fosse responsabile di qualche accoltellamento o di uno stupro, così ci si poteva sfogare a dargli addosso e a lamentarsi di "cosa è diventato il nostro amato quartiere". Beh il MIO amato quartiere ha prodotto un sacco di cose e persone belle e io sono molto contenta e fiera che tra queste ci sia Alessandro Mahmoud.”

Intenso anche il commento di Padre Enzo Fortunato pubblicato sul Corriere: "Ma la cosa più sorprendente del Festival è la vittoria di Mahmood. La notizia ha creato subito le tifoserie. Mahmood, il ragazzo di 26 anni nato e cresciuto nella periferia di Milano da madre sarda e padre egiziano, ha vinto questa edizione di Sanremo, con una canzone che si intitola Soldi. Il brano offre più di qualche elemento di francescanesimo, perché ci ricorda il padre di Francesco, Pietro Bernardone, che pensava solo al guadagno. Un tema caro al giovane rapper milanese che ha già capito che nella vita c’è altro: la ricerca di senso e di significato, l’affetto, l’amore. Una bella notizia per il nostro Paese. Vorrei dire, ha vinto l’integrazione. O meglio: ha vinto il futuro del nostro Paese. Un futuro in cui si intrecciano razze, culture, fedi e religioni. Dove la pretesa di un popolo puro è solo dei pazzi.
Con buona pace di qualcuno.
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martedì 1 gennaio 2019

Salute , Amore e Denaro nel 2019




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