sabato 14 aprile 2012

DIAZ : Don't clean up this blood



Diaz, condanne per i vertici della polizia


Diaz, condanne confermate


per tutti i vertici della polizia



 "DIAZ Don't clean up this blood"


 "DIAZ Don't clean up this blood" regia D. Vicari, prod. D. Procacci
ieri sera c'è stata la prima a genova...
è un film da vedere e da far vedere.
non dice tutto, ma neppure potrebbe. è una parte di quanto fatto solo dalla polizia, alla Diaz e a Bolzaneto nel luglio 2001.
una parte delle torture e delle violenze che hanno commesso.
ma è un film da vedere e da far vedere... perchè non è un film.

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G8 di Genova, il 13 aprile esce nelle sale Diaz,
 il film dedicato alla "macelleria messicana". 
Guarda il trailer .





Trama del film Diaz:
Luca è un giornalista della Gazzetta di Bologna. È il 20 luglio 2001, l'attenzione della stampa è catalizzata dagli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine durante il vertice G8 di Genova. In redazione arriva la notizia della morte di Carlo Giuliani. Luca decide di partire per Genova, vuole vedere di persona cosa sta succedendo. Alma è un'anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri. Sconvolta dalle violenze cui ha assistito, decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco, un organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci, una giovane avvocato del Genoa Legal forum. Nick è un manager che si interessa di economia solidale, arrivato a Genova per seguire il seminario dell’economista Susan George. Anselmo è un vecchio militante della CGIL e con i suoi compagni pensionati ha preso parte ai cortei contro il G8. Etienne e Cecile sono due anarchici francesi protagonisti delle devastazioni di quei giorni. Bea e Ralf sono di passaggio e hanno deciso di riposarsi alla Diaz prima di partire. Max, vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, comanda il VII nucleo e non vede l'ora di tornare a casa da sua moglie e sua figlia. Luca, Alma, Nick, Anselmo, Etienne, Marco e centinaia di altre persone incrociano i loro destini la notte del 21 luglio 2001.

USCITA CINEMA: 13/04/2012
GENERE: Drammatico
REGIA: Daniele Vicari
SCENEGGIATURA: Daniele Vicari, Laura Paolucci
ATTORI:
Elio Germano, Claudio Santamaria, Rolando Ravello, Aylin Prandi, Alessandro Roja, Monica Birladeanu, Jennifer Ulrich, Renato Scarpa, Davide Iacopini, Paolo Calabresi, Fabrizio Rongione, Ignazio Oliva, Ralph Amoussou, Mattia Sbragia, Francesco Acquaroli, Antonio Gerardi, Eva Cambiale, Emilie De Preissac, Camilla Semino, Michaela Bara

FOTOGRAFIA: Gherardo Gossi
MONTAGGIO: Benni Atria
MUSICHE: Teho Teardo
PRODUZIONE: Fandango, Le Pacte, Mandragora Movies
DISTRIBUZIONE: Fandango
PAESE: Francia, Italia, Romania 2012
DURATA: 127 Min
FORMATO: Colore

CRITICA:
Diaz, prima di ogni altra cosa, e soprattutto prima di essere un pamphlet, un volantino di rivendicazione, è un film. Un film che ha voluto trovare prima di tutto nel cinema, nella struttura narrativa e nelle dinamiche di genere, e poi nei dati fattuali estrapolati dagli atti processuali, fondamenta solide abbastanza da poter resistere alle polemiche e alle partigianerie. Se poi quello di Vicari è un film militante, lo è in forme decisamente insolite per la tradizione del cinema italiano socialmente e politicamente impegnato: la sua militanza non è figlia infatti di una partigianeria politica, ma di un sincero e appassionato afflato democratico, e soprattutto rifugge ogni volontà più direttamente accusatoria e dietrologica, facendosi documento (e non documentario) il più possibile (s)oggettivo. (federico gironi)


Diaz, 

le responsabilità vanno molto in alto

Fin dove deve arrivare la "Pulizia di Stato"

In merito all’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 24 aprile dal titolo "Pulizia di Stato", devo dire che mi aspettavo un pezzo molto più forte. Invece la prima cosa che balza agli occhi è che nell’elenco dei responsabili della mattanza di Genova che hanno fatto carriera invece di essere rimossi, mancano i "nomi grossi", per esempio quello di Franco Gratteri, allora direttore dello SCO, oggi capo della DCA, di Gilberto Caldarozzi, allora vicedirettore dello SCO, oggi direttore, di Gianni Luperi, allora vicecapo dell’Ucigos (vice di La Barbera), oggi capo del dipartimento analisi dell’AISI. Tutti presenti alla Diaz. Tutti condannati in appello. Tutti ripresi nel famoso filmato delle molotov dal quale si capisce bene perché non è stato destituito quel dirigente che portò materialmente le molotov nella scuola. Tutti beneficiari di luminose carriere. A proposito dell’episodio delle molotov, nel filmato si vede anche Luperi con in mano la busta contenente le molotov, ricevute da Caldarozzi, come ammise lui stesso messo alle strette dai pm. Caldarozzi lo ritroveremo da direttore dello SCO impegnato nel 2006 nella cattura - o consegna? - di Provenzano, uno dei punti nodali della nostra storia recente, uno dei segreti di Stato più inviolabili. Ma questa è un’altra storia, o forse no, è proprio la stessa. Dunque i fedelissimi di Gianni De Gennaro. Già, Lui. Anche De Gennaro, allora capo della polizia, oggi capo dei servizi segreti, non viene nominato da Travaglio, eppure, al di là dell’esito giudiziario in termini di imputazioni e di condanne, il suo ruolo è ben chiaro, basta ricordare tra i fatti più noti la testimonianza dell’ex vicecapo vicario della polizia Andreassi, costatagli la carriera (parlare con i magistrati... non si fa... a De Gennaro non è proprio piaciuto...) o l’invio a Genova del fedele Arnaldo La Barbera o ancora la vicenda della testimonianza del questore Colucci, costata a De Gennaro e Mortola un processo per induzione alla falsa testimonianza, finito in Cassazione come sappiamo, ma senza che ciò possa cancellare delle verità ormai acquisite.
Che dire di Manganelli? Anche lui, un altro dei De Gennaro-boys, non era all’epoca l’ultimo degli agenti di polizia, essendone vicecapo, il vice di De Gennaro. Ha assunto un atteggiamento ostile al lavoro della magistratura e all’acceratamento della verità, come rileva il pm Zucca in vari documenti giudiziari. Certo, non fu presente a Genova, ma la verità è una sola: dopo la macelleria messicana della Diaz e le torture di Bolzaneto, dopo il disastro della gestione delle manifestazioni, la morte di Carlo Giuliani, i vertici della polizia si sarebbero dovuti azzerare, indipendentemente dalle responsabilità penali individuali. Ciò avrebbe anche consentito alla magistratura di poter svolgere il suo compito e oggi avremmo altre verità giudiziarie molto più compiute. Perché non è dovuto solo al fatto che vergognosamente l’Italia non ha recepito il reato di tortura se le pene sono state così basse, ma anche e soprattutto all’intralcio alle indagini causato dal dover indagare su vertici della polizia ancora in carica e sempre più potenti.
Il capo della polizia si sarebbe dimesso in qualsiasi paese normale, ma siamo in Italia, il capo della polizia non era uno qualsiasi ma il potentissimo ieri come oggi Gianni De Gennaro e quello che accadde a Genova in quei giorni non fu frutto di eccessi o incapacità, ma di un preciso disegno. Tra le tante "medaglie" di De Gennaro va anche quella di aver stroncato un grande movimento mondiale che faceva paura ai "grandi della Terra".
All’indomani dei fatti di Genova tra le voci che si ersero a difesa del capo della polizia troviamo quella di Giorgio Napolitano, ex ministro dell’Interno. Ecco lo stralcio di un’intervista al Corriere della Sera del 28 luglio 2001, importante per comprendere il clima di sostegno bipartisan di cui godette (e tuttora gode) De Gennaro, come bipartisan era stata la sua nomina:
Berlusconi ha reagito alle critiche provenienti dall’Italia e dall’estero rinfacciandovi che sono stati i governi di centrosinistra a nominare "il capo della polizia, il vice capo, il questore di Genova, i capi dei servizi". Non è così? «Esatto: il nuovo governo non ha effettuato cambiamenti nei posti di responsabilità. Peraltro, alla nomina più importante, quella del capo della polizia, si era proceduto in un passato non lontano con il consenso dell’ allora opposizione di centrodestra». Fosse per lei, Giovanni De Gennaro lo rinominerebbe? «A nominarlo è stato il governo Amato. Io lo avevo avuto due anni e mezzo come collaboratore e ne ho apprezzato le qualità e la dedizione. Non credo che la domanda abbia senso. Non è in questione l’affidabilità del capo della polizia, il quale tra l’altro ha annunciato un’ inchiesta interna, specificamente sulla scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto». [abbiamo visto...]
In carica c’era il governo Berlusconi, Fini vice premier presente a Genova, Scajola ministro dell’Interno, ma le responsabilità politiche sono bipartisan. Non dimentichiamo le prove generali di Genova che furono fatte appena quattro mesi prima a Napoli, il 17 marzo, con le violente cariche alla manifestazione contro il Global Forum e le torture alla caserma Raniero, sotto il governo Amato di centro-sinistra.
Una piccola notazione per renderci conto di quale sia il livello della libertà di parola e di espressione in questo Paese e di quanto siano potenti i responsabili della mattanza di Genova. Non solo Manganelli "avrà senz’altro visto" il film come ipotizza Travaglio, ha fatto di più: ha visionato la sceneggiatura prima che lo stesso fosse girato. Già solo questa notizia avrebbe dovuto fare scandalo, ma siamo assuefatti a tutto e tutto ci sembra normale.
Credo che Manganelli per rispondere all’appello di Travaglio dopo aver messo alla porta buona parte dei vertici della polizia, dovrebbe dimettersi lui. E poi andare a raccontare alla magistratura tutto quello che veramente sa. Ma questa è fantascienza. La verità è che il potere in Italia è costruito sul sangue, sul sangue di Falcone e Borsellino, delle stragi del ’92-’93, ma anche quello dei ragazzi barbaramente picchiati e torturati nel 2001. Un unico filo di potere unisce tutto. Spesso gli stessi uomini... se uscirà la verità, illuminerà la storia d’Italia tutta, ma la verità ce la dobbiamo conquistare, senza pregiudizi, essendo pronti al fatto che deve per forza essere cruda, molto più cruda e indicibile di quanto possiamo immaginare.
Adriana Stazio

GENOVA NON È FINITA: FIRMA L’APPELLO

http://cipiri.blogspot.it/2012/06/genova-non-e-finita-firma-lappello.html
GENOVA NON È FINITA.
DIECI, NESSUNO, TRECENTOMILA…
APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE E AL MONDO DELLA CULTURA
La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.

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altro video completo su genova


« OP Genova 2001 »
http://www.archive.org/details/provaetyw3t
(dovete semplicemente pigiare sul « Play » !)
...



Il DVD curato dalla Segreteria del GLF sulla gestione dell'Ordine Pubblico durante il vertice G8 a Genova nella giornata del 20 luglio 2001.
Realizzato dalla segreteria Genoa Legal Forum, il video presenta la ricostruzione dei fatti di venerdì 20 luglio 2001 attraverso i documenti acquisiti al processo contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio.
Attraverso video, foto, comunicazioni radio, telefonate 113 e la registrazione audio delle udienze, viene documentato come le FFOO abbiano gestito l'ordine pubblico nel pomeriggio di venerdì tra via Tolemaide e piazza Alimonda.
La disorganizzazione, la mancanza di coordinamento, l'interruzione dei contatti con gli organizzatori dei cortei, l'approccio militare ha trasformato le strade di Genova in un teatro di guerra.
Chi ha dunque messo in crisi l'ordine pubblico a Genova?

In allegato un libretto sulla formazione delle FFOO, in particolare i CCIR protagonisti della 1° carica al corteo delle tute bianche e alla carica in via Caffa che portò all'uccisione di Carlo Giuliani.
Il DVD è multilingue (Italiano, Tedesco, Inglese, Castigliano e Francese) con parti in voice off e parti sottotitolate; la durata è di circa 42 minuti; il formato è PAL; l'audio Dolby; è rilasciato sotto una licenza Creative Commons BY-NC-ND 2.5 Italia.
Il DVD è in vendita al prezzo di 7 euro (+ 2 per la spedizione); il ricavato serve esclusivamente a sostenere le spese della Segreteria Legale.

 leggi anche: http://cipiri.blogspot.it/2011/07/mi-chiamo-mina-ero-alla-diaz-dieci-anni.html


Per ricordare Carlo Giuliani e le violenze al G8 di Genova 2001


Appello per le adesioni alla manifestazione-spettacolo del 21 luglio a Roma.
Per ricordare Carlo Giuliani e le violenze al G8 di Genova 2001
Contro la criminalizzazione delle lotte e dell’opposizione sociale
Contro le politiche del governo Monti che aggravano le condizioni di vita dei più deboli e ne riducono i diritti.

Riunione organizzativa lunedì 11 giugno ore 20.00 nella sede del Consiglio Metropolitano.
Per adesioni e info sulla riunione potete inviare un messaggio su questo account.
http://carnaval-fantasias.blogspot.it/2012/06/per-ricordare-carlo-giuliani-e-le.html?spref=bl 
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Italia: reato di tortura FIRMA APPELLO

 http://cipiri.blogspot.it/2012/06/italia-reato-di-tortura-firma-appello.html

 

FIRMA L’APPELLO per introdurre in Italia il reato di tortura

LEGGI ANCHE :  http://cipiri.blogspot.it/2015/04/g8-2001-fu-tortura.html



G8 : Blitz della polizia fu tortura
Subito il numero identificativo

Secondo i giudici, è stato violato l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani sul “divieto di tortura e di trattamenti disumani o degradanti”

La sentenza della Corte Europea che ci condanna per i fatti della Diaz (e Bolzaneto) dimostra senza ombra di dubbio che il governo Berlusconi rappresentava una Destra totalitaria vile e di stile cileno.
Occorrerebbe forse ricordare che in quei giorni a Genova era presente lo stesso Fini, allora, vice-Presidente del Consiglio dell'esecutivo di Centro-Destra del tempo.

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per tortura per il comportamento tenuto dalle forze dell’ordine durante l’irruzione alla scuola Diaz avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, alla fine del summit del G8 a Genova. I giudici hanno dichiarato all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani sul “divieto di tortura e di trattamenti disumani o degradanti”.
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